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Emergenza residenti, dal 2006 persi quasi mille abitanti all'anno: i numeri del declino

Dati riferiti a centro storico più isole: natalità in picchiata, ma c'è anche la migrazione interna. Tema al centro della commissione convocata per martedì dalla consigliera Monica Sambo

La crisi demografica resta un'emergenza, ed è al centro di tante iniziative messe in scena dai veneziani (tabelloni conta-abitanti, Venexodus, Generazione 90) oltre che uno dei maggiori temi della discussione politica lagunare. I dati del servizio statistica e ricerca del Comune di Venezia parlano chiaro: dal 2006 al 2016 i residenti in centro storico sono scesi da 62.300 a 54.700 (-12%), quelli delle isole (Lido, Malamocco, Pellestrina, Murano, Burano) da 31mila a 28.200 (-9%). Ciò che manca è un approfondimento lucido e oggettivo: è il presupposto da cui parte la consigliera comunale Monica Sambo annunciando la convocazione, martedì 28 marzo, di una commissione per una analisi delle dinamiche demografiche del Comune di Venezia: "Riteniamo che sia importante partire da una analisi oggettiva della situazione - spiega - per poter avanzare anche delle proposte concrete".

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"Spulciando" tra le tabelle si scopre che l'evoluzione demografica veneziana nel suo complesso è simile a quella di tutte le grandi città della Penisola, fin dall'unità d'Italia. E che una delle peculiarità lagunari è il dato relativo alla migrazione interna, ovvero lo svuotamento del centro storico in favore della terraferma. Ma non solo, perché nel centro storico è soprattutto la natalità a essere in picchiata. "Dei quasi 7.600 residenti persi negli ultimi undici anni - si legge nei documenti comunali - il 30% è dovuto al saldo migratorio negativo (differenza tra immigrati ed emigrati) e il 70% al saldo naturale negativo (differenza tra nati e morti)". Da evidenziare che "il saldo migratorio risulta negativo solo per quanto riguarda la componente interna, mentre il saldo migratorio esterno risulta positivo". E infatti tra Venezia, isole e terraferma il Comune registra dal 2006 una sostanziale tenuta: da 269.800 abitanti a 261.900, pari a -2,9%.

"Il saldo migratorio è quello che più direttamente dipende dalle politiche comunali - commenta Marco Gasparinetti del Gruppo 25 Aprile - Ma se il Comune continua a tagliare sugli asili passa anche la voglia o la possibilità di avere figli, per chi lavora. E questo incide sul saldo naturale. Non ci vengano a dire che l'amministrazione è impotente".

Si legge tra i dati del servizio statistica: "Al censimento del 1871 il centro storico veneziano registrava 128.787 abitanti e raggiungeva il massimo della popolazione nel 1950, quando i residenti iscritti in anagrafe erano 184.447. Da qui è iniziata una costante e consistente diminuzione della popolazione, caratterizzata nei primi decenni da un forte movimento migratorio in uscita, in particolare verso la terraferma (che ha portato il numero dei residenti a dimezzarsi nell’arco di un trentennio) e poi soprattutto dal forte calo delle nascite: negli anni del “baby boom l’ordine di grandezza delle nascite era intorno alle 1.500 all’anno, mentre la media dei nati degli ultimi 10 anni è stata inferiore alle 400 unità.

"L’andamento demografico generale è dovuto principalmente al saldo migratorio esterno, di cui vanno segnalati il picco positivo del 2008, dovuto soprattutto ad un incremento significativo del numero di stranieri (passati nella terraferma dai 15.585 del 2007 ai 19.126 del 2008, con un aumento in valori percentuali di quasi il 23%) e il picco negativo del 2013 dovuto alla revisione anagrafica post censuaria". Per quanto riguarda la struttura della popolazione, le conseguenze principali "sono state un generalizzato invecchiamento della popolazione. Come per gli altri fenomeni, anche l’invecchiamento non è un fenomeno locale ma generalizzato" in tutta Italia.

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