Cronaca

Camorra a Eraclea: condannati gli imputati del rito abbreviato, tra cui l'ex sindaco Teso

Le sentenze a carico dei 25 imputati nella prima tranche del processo ai componenti del clan Donadio

Si è conclusa con 24 condanne la prima tranche, con rito abbreviato, del processo contro il gruppo dei "casalesi di Eraclea". La gup Michela Rizzi del tribunale di Venezia ha  riconosciuto integralmente l’impianto accusatorio e inflitto un totale di oltre 130 anni di reclusione a carico degli imputati: tra loro l’imprenditore sandonatese Christian Sgnaolin, condannato a 5 anni e 10 mesi, Girolamo Arena (6 anni), Antonio Basile (12 anni) e Antonio Puoti (6 anni e 6 mesi). Condanna anche per l’ex sindaco ed ex vicesindaco di Eraclea, Graziano Teso: 3 anni e 3 mesi per concorso esterno in associazione mafiosa. All'avvocata Annamaria Marin, accusata di favoreggiamento al boss Donadio, 8 mesi (pena sospesa). E poi 5 anni per Moreno Pasqual, poliziotto che avrebbe fornito informazioni riservate al clan.

Organizzazione mafiosa

Le indagini avevano portato alla luce nel febbraio 2019 un sistema di malaffare diffuso e di legami tra esponenti della camorra originari della Campania ed imprenditori e politici di Eraclea (era stato arrestato anche il sindaco Mirco Mestre), oltre che bancari, professionisti e rappresentanti delle forze dell'ordine. Per circa vent'anni, come confermato da questa sentenza, il clan mafioso aveva gestito i propri affari nella zona, stringendo alleanze con la politica e l'imprenditoria locale. Il boss dell'organizzazione era considerato Luciano Donadio, che ha scelto però il rito ordinario assieme ad altri 45 imputati.

Gli affari del clan

L'inchiesta riguardava le attività criminali del gruppo, guidato da Luciano Donadio e Raffaele Buonanno (entrambi a processo con rito ordinario) che si era insediato nel Veneto dagli anni '90 andando a rilevare le attività che erano sotto l'egemonia della Mala del Brenta. In questo modo il gruppo era riuscito a conquistare il controllo del tessuto economico locale, dall'edilizia alla ristorazione, oltre ad imporre un "aggio" per il narcotraffico e lo sfruttamento della prostituzione. L'organizzazione criminale, dedita all'usura ed all'estorsione, avrebbe destinato, secondo gli inquirenti della Dda, parte dei proventi illeciti per sostenere i carcerati di alcune famiglie storiche del sodalizio Casalese. Tra gli episodi emersi durante le indagini, durate circa un ventennio, anche bombe e spari per convincere gli imprenditori a pagare e far comprendere loro che con la camorra, anche in Veneto, non si scherzava.

Tutte le condanne

Ecco la lista delle condanne: 6 anni per Girolamo Arena, 38enne di Palermo, divenuto collaboratore di giustizia; 12 anni per Antonio Basile, 60enne di Napoli e residente a Mestre, per la sola partecipazione all'associazione di stampo mafioso; 3 anni e 8 mesi per Saverio Capoluongo, 44enne di Casal di Principe, pena inferiore rispetto alle richieste; 6 anni e 8 mesi per Vincenzo Chiaro, 67enne di Castel Volturno; 9 anni e 6 mesi per Nunzio Confuorto, 48enne di Afragola e residente ad Eraclea (per il quale il pm aveva invocato 13 anni e mezzo); 8 anni e 6 mesi per Antonio Cugno, 57enne di Napoli e residente ad Eraclea; 10 anni per Giacomo Fabozzi, 35enne di Aversa e residente ad Eraclea, con revoca della sospensione condizionale della pena per altre due sentenze per le quali era stato dichiarato colpevole dai tribunali di Pordenone e di Treviso; 9 anni per Tommaso Napoletano, 44enne di Capua residente ad Eraclea; 4 anni e 6 mesi per Valentino Piezzo, 34enne di Napoli e residente ad Eraclea; 4 anni e 6 mesi per Tommaso Ernesto Pizzo, 54enne di Marsala residente a Zero Branco; 6 anni e 6 mesi per Antonio Puoti, 34enne di Aversa residente ad Eraclea; 3 anni e 8 mesi per Salvatore Salvati, 58enne di Napoli residente ad Eraclea; 5 anni e 10 mesi per Cristian Sgnaolin, 47enne di San Donà di Piave; 6 anni e 6 mesi per Francesco Verde, 42enne di Sant'Antimo residente ad Eraclea; 2 anni e 4 mesi per Vincenzo Vaccaro; 8 anni e 6 mesi per Berardino Notarfrancesco, 41enne di Polla e residente ad Eraclea; 5 anni per Moreno Pasqual, 56enne di San Donà di Piave; 3 anni e 3 mesi per Graziano Teso, 72enne, ex vice sindaco di Eraclea; 8 mesi per Annamaria Marin, a cui è stato concesso il beneficio della sospensione della pena; 4 anni e 8 mesi per Ennio Cescon, 56enne di Noventa di Piave; 3 anni per Slavisa Ivkovic, 58enne residente a Jesolo; 2 anni per Daria Poles, 37enne di San Donà di Piave, con pena sospesa e non menzione nel casellario giudiziale; 2 anni e 8 mesi per Amorino Zorzetto, 66enne di Eraclea.

Risarcimenti

Il giudice ha anche assolto Sgnaolin, Puoti, Chiaro, Ivkovic, Poles, Marin per alcuni reati fine mentre altri reati sono stati dichiarati prescritti. Sentenza di non luogo a procedere per intervenuta prescrizione per Giuseppe Lazzara. Disposto il risarcimento per le parti civili: la Cgil Veneto e di Venezia, la presidenza del consiglio dei ministri ed il ministero dell'Interno. Nel collegio difensivo sono stati impegnati, tra gli altri, gli avvocati Mirella Baldascino, Mariarosaria Salvati, Giuseppe Brollo, Boscoso, Muzzu e Sforza.

Per la Cgil, «la condanna al risarcimento dei danni alle parti civili ha una forte valenza simbolica»: Silvana Fanelli e Francesca Salviato, rispettivamente della Cgil Veneto e Cgil Venezia, commentano: «È la conferma che la presenza della criminalità organizzata nel nostro tessuto produttivo è una realtà che si è consolidata nel tempo e che ha inquinato in profondità il corretto funzionamento delle dinamiche economiche. La condanna al risarcimento a beneficio delle parti civili dimostra come le prime vittime dei reati di stampo mafioso siano innanzitutto i soggetti più deboli dei rapporti economici, ossia le lavoratrici e i lavoratori, italiani e stranieri, che in queste condizioni non sono liberi di tutelare i loro diritti».

Complicità e collusione

Il deputato Pd Nicola Pellicani, commenta: «la condanna in particolare di Graziano Teso per concorso esterno in associazione mafiosa è la dimostrazione dell'esistenza di un legame stretto tra politica e camorra nel Veneto orientale. Emergono con chiarezza complicità e collusione tra politica e criminalità organizzata, attraverso quell'area grigia che comprende professionisti, imprenditori, bancari, amministratori e finanche rappresentanti delle forze dell'ordine. Bisognerà attendere i tre gradi di giudizio, ma queste prime sentenze sono il risultato di una storia criminale ventennale. La condanna di Teso rivela inoltre un quadro inquietante: fin dal 2006, secondo l'inchiesta, l'ex sindaco avrebbe contato sui voti dei casalesi del boss Donadio. Una vicenda che dura da anni, che ha coinvolto anche l'ex sindaco Mirco Mestre. Alla luce di queste prime condanne resta sempre più incomprensibile il mancato scioglimento del Comune di Eraclea, richiesto dal prefetto».

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