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Arsenale, Consiglio fiume. Orsoni sul Mose: "Acqua alta non aspetta Roma"

Il primo cittadino lagunare ha aperto i lavori di Ca' Loredan auspicando un documento condiviso per mettere pressione al Parlamento. Obiettivo vendicarsi dello "scippo dell'area"

Società civile e partiti insieme per discutere del futuro dell'Arsenale, e di conseguenza dell'intera città. Lunedì pomeriggio Consiglio comunale straordinario a Ca' Loredan, cui hanno partecipato i rappresentanti di una trentina di associazioni. Obiettivo inviare a Roma un documento unitario che possa essere recepito dai parlamentari e inserito all'interno del decreto legge sull'Innovazione 2.0, che in sette righe ha tolto la proprietà dell'Arsenale al Comune (decisa a giugno) consegnandola di nuovo al Demanio. "Parlare dell'Arsenale significa parlare del dna della nostra città. Venezia è stata Venezia perché alle spalle aveva l'Arsenale - dichiara davanti all'assemblea il presidente dell'associazione Arzanà Giorgio Suppiej - Le associazioni si sono incontrate e hanno superato le divisioni per redarre un documento unitario da inviare a Roma. Ci auguriamo che i nostri rappresentanti facciano lo stesso".

La guerra, infatti, è aperta: consiglieri e parlamentari stanno dando vita a una battaglia per riuscire a cambiare il decreto ora in discussione a Roma. "Credo non ci siano dubbi sul fatto che l'Arsenale debba essere restituito alla città - dichiara nel discorso di apertura dei lavori il sindaco Giorgio Orsoni - Noi vogliamo che la parte nord dell'area entri di nuovo a far parte della tessuto della città: si punterebbe su un centro congressuale e sulla ricerca. Lo si renderebbe parte viva della vittà. Fino ad ora tutto è stato chiuso e destinato per usi non compatibili con la permeabilità del luogo".

Alla paura del magistrato alle Acque e del governo sulle effettive volontà del Comune riguardo al Mose, il primo cittadino è chiaro: "Nessuno pensa di ostacolare la costruzione e la gestione dell'opera - dichiara Orsoni - Chiederemo che vengano inserite delle modifiche legislative in modo da tranquillizzare lo Stato. Potrà investire i soldi per il Mose, che tra l'altro è da sperare che venga ultimata al più presto. L'acqua alta e lo scirocco non aspettano gli ingegneri che siedono a Roma. Se aspettiamo i loro conticini la città rimarrà destinata alla distruzione.  Tutto ciò che il governo ha programmato per la salvaguardia della città non sarà ostacolato".

 

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