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Si fa consegnare i soldi per le spese mediche, ma se li intasca: consulente condannato

La sentenza mercoledì in Tribunale a Venezia. Il 43enne, miranese, aveva segnalato la pratica a Studio 3A. Mancavano all'appello oltre 5mila euro. La società: "La trasparenza è tutto"

Si era fatto consegnare il denaro contante dai clienti per pagare le fatture delle prestazioni sanitarie, ma quei soldi se li era intascati: oggi è arrivata la condanna a sei mesi per appropriazione indebita aggravata dalla sua posizione di prestatore d'opera, più l'obbligo di pagare 25mila euro tra multe, restituzione delle somme, pagamento dei danni morali e delle spese processuali.

Aveva seguito alcune pratiche di Studio 3A

L'autore della frode è L.N., 43 anni, di Mirano e i fatti risalgono al 2011. All'epoca l'imputato, consulente nel campo dell'infortunistica stradale con propria partita Iva e dunque con una sua attività autonoma, aveva segnalato - e poi seguito nel rapporto con i clienti - alcune pratiche a Studio 3A, società specializzata nella valutazione delle responsabilità in ogni tipologia di sinistro. A lui si erano rivolti anche i tre querelanti. La società ha gestito con successo le posizioni dei tre assistiti, tutti della zona del Miranese, rimasti coinvolti in altrettanti incidenti stradali, ottenendo per ciascuno un congruo risarcimento, compresa la liquidazione di tutte le spese sostenute.

Pagamento in contanti

"Quando però, una volta incassato l'assegno onnicomprensivo, si è trattato di pagare le fatture del centro medico che aveva erogato le varie prestazioni sanitarie ai tre danneggiati, L.N., in modo del tutto irrituale, ha chiesto loro di consegnargli il corrispettivo in danaro contante garantendo che ci avrebbe pensato lui a saldare il conto - si legge in una nota di Studio 3A - I tre clienti si sono fidati e gli hanno affidato in buona fede i soldi: peccato che il 43enne miranese non abbia mai provveduto, tenendosi le somme, in tutto oltre 5mila euro. E l'appropriazione indebita non sarebbe limitata a questi tre casi: l'imputato infatti avrebbe agito allo stesso modo nei confronti di un'altra decina di clienti, che però poi non hanno proceduto con denunce".

La sentenza

I tre truffati avrebbero scoperto l'inghippo solo in un secondo momento, quando il centro medico ha chiesto loro di pagare le fatture. Alle telefonate allarmate dei querelanti, L.N. prima ha risposto che si trattava solo di un equivoco dovuto a questioni contabili e poi si è reso di fatto irreperibile, costringendoli a presentare, assistiti dall'avvocato Andrea Piccoli, del Foro di Treviso, una denuncia-querela presso la Procura di Venezia, che ha aperto un fascicolo per il reato di appropriazione indebita aggravata. Fino ad arrivare alla sentenza di mercoledì, in Tribunale a Venezia: l'imputato è stato condannato a 6 mesi di reclusione, con la sospensione condizionale della pena, nonché al pagamento di 300 euro di multa, alla restituzione del danaro indebitamente sottratto ai tre clienti, rispettivamente 1.881, 1.451 e 1781 euro, rivalutati con gli interessi, al pagamento a ciascuno di loro di altri 1500 euro per i danni morali e di ulteriori 6mila euro per i danni morali e d'immagine a Studio 3A, che si era costituita parte civile. Oltre alla refusione di tutte le spese processuali. 

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