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Litorale, il lavoro nero "esplode": scoperti quasi 300 irregolari

Un ristoratore di Cavallino si intascava le trattenute dei 42 dipendenti e ne aveva anche 51 in nero. Nei guai pure due alberghi e centri estetici

Hanno indagato mesi con appostamenti e "interviste". Si sono segnati chi lavorava e chi dall'oggi al domani era sparito dalla circolazione. Un terremoto a Jesolo Lido (e Cavallino-Treporti) in vista dell'inizio della stagione turistica. La guardia di finanza, infatti, ha individuato 294 lavoratori irregolari o sottopagati, 167 dei quali erano impiegati completamente in "nero". Numeri molto elevati, che hanno portato i baschi verdi a mettere nel mirino otto attività: quattro ristoranti, due alberghi e due centri estetici. Complessivamente sono state rilevate 1.513 giornate lavorative irregolari e le relative sanzioni ammontano a circa un milione di euro. Più di 100mila euro sono già stati pagati e assicurati alle casse dell'Erario (soprattutto da parte dei due hotel jesolani, che hanno subito regolarizzato i propri dipendenti). Per questo motivo, forse, c'era un ricambio frequente del personale.

La parte del leone in tutto questo la detiene un noto ristoratore di Cavallino-Treporti, sorpreso a tenere per sé le trattenute previdenziali dei propri dipendenti. Non si parla di numeri risicati: 42 i dipendenti che si sono visti scippati dei soldi che spettavano loro, cui si devono aggiungere altre 51 persone completamente in nero scovate tra settembre 2013 e gennaio 2014 dalle fiamme gialle. Il responsabile è stato quindi denunciato ed è stato richiesto il sequestro di circa 100mila euro.

Complessivamente circa l'80% dei lavoratori irregolari riscontrati nelle otto attività è straniero. Per la maggior parte pachistani e romeni. Altri due ristoranti, invece, sono stati chiusi perché la propria forza lavoro in nero superava il 20% del totale. Una misura che ha l'obiettivo di indurre a regolarizzare i dipendenti delle due attività. Finché non arriverà, infatti, non ci sarà riapertura.

I controlli della Finanza, inoltre, non si sono fermati ai soli aspetti fiscali e contributivi, ma hanno poi riguardato anche le singole posizioni dei dipendenti irregolari individuati, permettendo di riscontrare che in 31 casi i lavoratori “in nero” scoperti erano percettori di indennità di disoccupazione. Un trucco che periodicamente viene scoperto dalle forze dell'ordine: un lavoratore lavora come stagionale, poi figura come disoccupato. E si intasca l'indennità. In verità invece continua a lavorare ma venendo pagato sotto banco. In questo modo il proprietario risparmia, e il dipendente può contare su una entrata doppia. Tutti felici, meno i contribuenti e lo Stato.

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