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Fumatori e bevitori sempre più baby, la prima sigaretta a 11 anni. Convegno sugli stili di vita

Aumentano i bambini in sovrappeso, quasi un centinaio seguiti dalla Pediatria di Chioggia. Sabato all'ospedale clodiense un appuntamento dedicato alla prevenzione

Aumentano i bambini in sovrappeso: l’anno scorso l’ambulatorio dell’obesità infantile del reparto di Pediatria dell’ospedale di Chioggia aveva in cura 70 bambini tra gli 8 e 14 anni, oggi ne registra 96. E cala sempre più l’età in cui si beve il primo bicchiere di alcol e si fuma la prima sigaretta: circa 11-12 anni. Per questo il reparto di Pediatria del distretto di Chioggia, insieme ai pediatri di Libera Scelta del territorio, ha organizzato un incontro pubblico per sabato mattina 2 dicembre, nella sala di attesa del poliambulatorio dell’ospedale clodiense, intitolato 'Prevenzione e stili di vita'. "Non dobbiamo abbassare la guardia - commenta il direttore della Ulss 3 Serenissima, Giuseppe Dal Ben - sulle buone pratiche e sui comportamenti da tenere in fatto di corretti stili di vita che ci ricordano di muoverci, di limitare l’uso degli alcolici e di mangiare sano".

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Alcol in gravidanza, rischio sottovalutato

Si stima che nel mondo bevano il 60% delle donne in gravidanza. In Veneto, il 17% delle donne ha consumi alcolici a rischio (dallo studio epidemiologico Passi). "Diffondiamo insieme la cultura della prevenzione – ha aggiunto Dal Ben – diamo il buon esempio e stringiamo un’alleanza  di buone pratiche per una buona salute coi nostri cittadini e, in questo caso, anche con le donne future mamme: non sempre 'il poco' fa bene, non sempre 'il poco' non fa male. Informiamoci opportunamente sui rischi che comporta il bere alcol in gravidanza da personale medico competente. Informiamoci su come proteggere il nostro bambino quando è ancora nella pancia che, per natura, rimane il luogo più sicuro per lui".

Obesità infantile, come prevenire

L’ambulatorio dell’obesità infantile diretto dal dottor Mario Lattere è coordinato dalla dottoressa Alessia Di Fonzo. Sono già quasi un centinaio i bambini – soprattutto tra gli 8 e i 14 anni, per il 65% maschi – che sono seguiti, negli ultimi 3 anni, dal servizio, attraverso un patto forte stabilito con i genitori. “La relazione tra i medici e la famiglia – ha spiegato il primario Lattere – viene costruita già durante la prima visita del bambino: gli operatori analizzano lo stile di vita e le abitudini alimentari di tutta la famiglia ed ovviamente le patologie preesistenti, che possano predisporre all’obesità. Ma in più i medici costruiscono un quadro chiaro anche della situazione lavorativa dei genitori, per capire quanto tempo possono dedicare ai loro figli, e in che modo insieme al servizio possano collaborare nelle strategie da adottare in famiglia per modificare le abitudini alimentari dei bambini”. Si compie, sempre insieme alla famiglia, un’accurata valutazione dello stile di vita a tavola, cercando di individuare le abitudini scorrette dei piccoli pazienti, e una altrettanto accurata valutazione del tempo dedicato alle attività ludiche e di sport. L’équipe dell’ambulatorio effettua anche una valutazione clinica, per verificare se esista una patologia alla base che determini come sintomo anche il sovrappeso; ma nella maggior parte dei casi i bambini obesi vengono da famiglie di genitori con problemi di sovrappeso e di obesità. E per questo va delineato, come unico elemento che può avere successo, un intervento correttivo che comprenda l’intera famiglia, e anzi veda la famiglia come protagonista in positivo dell’intervento sul bambino: “Trattandosi di organismi in crescita molto spesso l’obiettivo – ha aggiunto il dottor Lattere – non è nemmeno un dimagrimento del bambino, ma piuttosto una stabilizzazione del peso, in attesa che la crescita staturale determini un adeguato rapporto peso/altezza. Occorre quindi introdurre abitudini corrette, spostando l’attenzione dei bambini dal cibo ad altre situazioni più salutari, e coinvolgere i piccoli in modo attivo nel ‘progetto dieta’ proprio con l’aiuto della famiglia”.

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