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Versalis Porto Marghera, foto di archivio

Versalis Porto Marghera, foto di archivio

Marghera. Uil al convegno: «Transizione green non è partire dalla fermata del cracking»

Dibattito Uiltec Veneto e nazionale sul futuro del sito industriale. Il sindaco Brugnaro: «Eni ha garantito la tenuta occupazionale, ora serve prendere le distanze dal sindacalismo di retroguardia». Idrogeno: «Prenderemo energia nucleare in Slovenia»

«La chimica primaria non va abbandonata, né ci può essere una politica della transizione e riconversione ecologica in 2 tempi: prima la dismissione e poi l'attesa delle autorizzazioni per realizzare i nuovi progetti». Lo hanno detto al webinar di oggi, organizzato da Uiltec Veneto e nazionale sul futuro di Porto Marghera e la chiusura del cracking (annunciata da Eni l'11 marzo scorso), i rappresentanti regionali del sindacato, Giampietro Gregnanin e Maurizio Don, e il segretario generale Paolo Pirani. 

Ed è quanto hanno condiviso le sigle Filctem Cgil, Femca Cisl e Uiltec Uil locali dopo l'incontro del 25 marzo scorso con i vertici Eni. «Chiudere il cracking e gli aromatici significa uscire dalla produzione di etilene e propilene e chiudere ogni possibilità di riconversione e di sviluppo green a partire dalla chimica», hanno affermato, prima di chiedere un coordinamento padano con i siti di Ferrara e Mantova (che ricevono da Venezia la materia prima via pipeline), e Ravenna (che è parte del circuito di lavorazione). «Visto che l'etilene è poco competitivo si è colta l'occasione della manutenzione per fermare definitivamente il cracking - commenta Pirani - Noi lo abbiamo saputo nel corso di un incontro con l'amministratore delegato Eni, Claudio Descalzi, perché lo abbiamo chiesto. Allora ha detto che avrebbe parlato con il sindaco Luigi Brugnaro. Il cronoprogramma non può partire - continua - dalla chiusura dell'impianto e procedere con i nuovi progetti. Non siamo il partito del "No", ma rischiamo di andare a finire a dover chiedere ammortizzatori sociali».

Immediato l'intervento del sindaco: «Eni ha garantito la tenuta occupazionale, non ha parlato di cassa integrazione. E non ha scavalcato i sindacati, Pirani se vuole venga a parlare con me». Ma quello che il primo cittadino contesta della lettera dei sindacati locali, è l'affermazione: "Siamo convinti che la paventata riconversione di Porto Marghera sia semplicemente e drammaticamente una chiusura di impianti e nulla più". Eni, attraverso il responsabile Bioraffinerie Michele Viglianisi, ha definito nuovamente Porto Marghera: «uno dei siti fondamentali per la strategia di transizione energetica, dove gli interventi porteranno a tagliare oltre 600.000 tonnellate all'anno di emissioni di CO2». Per Brugnaro, «il sindacalismo di avanguardia dovrebbe perciò prendere le distanze da un certo tipo di sindacato di retroguardia».

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Il primo distributore fisso di idrogeno progettato a Mestre è una conquista per il primo cittadino veneziano. «Si tratta di un accumulatore di energia, per questo - dice - ho in mente di acquistarla dalle centrali nucleari della Slovenia, ad esempio, con linee che portino l'energia a Venezia». L'impianto Eni, in collaborazione con Toyota, potrà attirare turismo di qualità e avrà come trampolino di lancio il Salone nautico in programma fra 2 mesi, che ospiterà i progetti d'avanguardia degli yacht a idrogeno, quindi compatibili. E a quanto alla svolta ambientale, continua il sindaco, «abbiamo voluto noi la chiusura anticipata della centrale Enel a carbone - afferma - e il trattamento del Css (combustibile solido secondario) nell'impianto di termovalorizzazione. I verdi in Europa condividono le nostre scelte, non si può pensare a portare altrove il css con aumento dei costi».

Il sistema di Fusina, con le due linee autorizzate e una in funzione, è parte di una rete e la raccolta dei rifiuti urbani rappresenta un terzo di quella complessiva, ha ricordato il direttore di Veritas, Andrea Razzini. L'obbiettivo rimane quello di portare a zero il css, ora al 12-13%, in quanto il 65% dei rifiuti viene già riutilizzato o riciclato in un complesso la cui circolarità è ormai riconosciuta. Come del resto è indiscussa la vivacità del tessuto economico di Porto Marghera, per Vincenzo Marinese di Confindustria, in cui 35 miliardi di euro di Pil vengono prodotti, in parte ancora nella chimica, ma dove lentezza e complicazioni burocratiche, come i tempi lunghi per l'ottenimento della Zls e poi della Zes, e per gli sgravi sugli investimenti nell'area di crisi complessa, rendono ancora difficili gli insediamenti. Marinese cita ad esempio la Via (valutazione d'impatto ambientale) chiesta per la manutenzione del canale dei Petroli dal ministro Roberto Cingolani della Transizione ecologica, e contro cui ha fatto ricorso il commissario staordinario del porto, Cinzia Zincone. 

Luca Romano, direttore dell’ente di ricerca Local Area Network, ha ripercorso le origini di Porto Marghera, da sito industriale nato attraverso un processo decisionale esterno, dove non si consultò neppure il consiglio comunale nel 1917, a realtà di fatto che si sta affermando al di fuori della pianificazione politica, come ha raccontato il film "Il pianeta in Mare" di Andrea Segre. Oltre 60 etnie sono impiegate qui, per il 35% ancora nel manifatturiero. Romano ha ricordato la perdita di 10 mila posti di lavoro dal 2001 al 2015, con gli attuali 20 mila e una svolta epocale ad attendere il territorio dopo il Covid. «Comune e Regione hanno condiviso l'idea che Venezia diventi capitale mondiale della sostenibilità e che per far questo servano reti di ricerca e università a sostegno della reindustrializzazione». Non a caso, nota l'assessore Donazzan, «gli investitori interessati a Porto Marghera non ci chiedono denaro ma capitale umano formato».

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