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Cronaca Salzano

Il Tar "aiuta" le coppie di fatto, chi si sposa pagherà di più l'asilo nido

La sentenza del Tribunale amministrativo non mancherà di far discutere. Una mamma di Salzano aveva fatto ricorso chiedendo che l'Isee del compagno non venisse conteggiato per calcolare la retta

Una sentenza del Tar che non mancherà di fare discutere. La domanda è: nel caso in cui ci si trovi di fronte a una coppia di fatto con il compagno residente in una località diversa rispetto alla donna, nel calcolare la retta dell'asilo nido bisogna sommare i redditi di entrambi? Secondo il Tribunale amministrativo di Venezia no. Perché pur essendo una famiglia "di fatto", non è un nucleo familiare previsto dalla normativa statale. Così una donna di Salzano con tre figli pagherà la retta minima per mandare all'asilo i pargoli. Nonostante faccia vita "di coppia" con il fidanzato, che, tra l'altro, secondo quanto riporta il Corriere del Veneto, percepirebbe anche un buon stipendio.

Il ricorso al Tar è arrivato nel momento in cui la donna era andata in Comune con il proprio modello Isee "personale". Un dirigente dell'Ente, irremovibile, ha chiesto anche quello del compagno. Solo così avrebbe potuto calcolare la retta dell'asilo nido. La madre, però, si oppone, spiegando che non erano sposati. Il responsabile non ha voluto sentire ragioni. Non ottenendo la dichiarazione Isee dell'uomo ha applicato, come regolamento comunale impone, la retta massima: 1.056 euro al mese.

Decisione che ha mandato su tutte le furie la neo mamma, che quindi ha deciso di rivolgersi al Tar. Il giudice ha accolto il suo ricorso, affermando che l'obbligo di presentare l'Isee anche dell'altro compagno non esiste. Nel regolamento comunale non si indicava che le "coppie di fatto" avevano stessi obblighi delle "coppia sposate". Risultato: ora la donna pagherà la retta dell'asilo al minimo, visto che percepisce un reddito basso: 686 euro e rotti. Quasi la metà di quanto deciso in precedenza dal dirigente comunale.


Il sindaco di Salzano Alessandro Quaresimin si è detto molto contrariato di questa sentenza. In primis perché si tratterebbe di una sorta di "discriminazione verso chi sceglie il matrimonio", in secondo luogo perché l'ammontare minimo della retta non sarebbe sufficiente a coprire le spese dell'asilo, costringendo a entrare in gioco le casse comunali. Con i soldi dei cittadini. "Fondi - dichiara al Corriere del Veneto - che invece sarebbero dovuti servire ad aiutare le persone in reale difficoltà economica".

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