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Nuovo scandalo: "Minacce e ricatti per le bonifiche a Porto Marghera"

Dal Vega a Fincantieri, dalla San Marco Petroli alla Società Intermodale, piovono le testimonianze di chi sarebbe stato costretto ad accettare esose transizioni

Ennesimo scandalo nel territorio veneziano, anche se questa volta si passa dalle acque della laguna dove giorno per giorno “cresce” il Mose ai terreni di Marghera svicolati per gli imprenditori della zona. Dal Vega a Fincantieri, passando per la San Marco Petroli e la Società Intermodale Marghera, piovono le testimonianze di chi sarebbe stato costretto ad accettare esose transizioni ambientali proposte dallo stesso Ministero dell'Ambiente, anche in mancanza di qualsiasi prova di inquinamento. Chi non accettava, stando a quanto dichiarano gli stessi ad delle varie società, veniva minacciato di continui controlli delle autorità e paralizzato da un autentico pantano burocratico.

TUTTO BLOCCATO - Giuseppe Rizzi, amministratore delegato di Vega Parco Scientifico, ha verbalizzato la situazione in cui si è trovato per i terreni delle aree “ex Ceneri” ed “ex Agip”, dove le bonifiche approvate dalla Provincia erano già compiute. Nonostante ciò quando entrò in gioco l'avvocatura di Stato arrivarono anche le richieste: per procedere tutto serviva la liberatoria da oneri e vincoli ambientali, e per quella servivano più di due milioni di euro, poi aumentati a tre. “L'inquinamento era presunto e tutto da dimostrare – spiega Rizzi – ma ci trovavamo in una posizione di debolezza in quanto avevamo la spada di Damocle dell’avvenuta vendita di parte dell’area”. Alla fine vennero pagati due milioni e mezzo e subito arrivarono le autorizzazioni per il progetto di risanamento. Gli ultimi lavori, mai ultimati, furono assegnati al Consorzio Venezia Nuova e quindi realizzati da Mantovani.

MANI LEGATE – Storia simile anche per Fincantieri, stando alle dichiarazioni dell'ex responsabile dell’ufficio legale della società, Paolo Luigi Maschio, che sottolinea come, anche se le analisi delle acque di falda non aveva fatto emergere alcuna criticità, venne firmato un accordo di programma pari a sei milioni di euro. Fincantieri non voleva cedere, ma le minacce di denunce penali, i controlli sulle acque di scolo e le verifiche da parte di alcuni ex ufficiali dei carabinieri del Noe hanno spinto l'azienda a cedere. Il copione si sarebbe ripetuto quasi identico anche nel caso della San Marco Petroli e della società Intermodale Marghera. Anche in questi casi, inoltre, i marginamenti e gli interventi di bonifica non sarebbero mai stati portati a termine.

LE DICHIARAZIONI – Sulla vicenda si è espresso anche Matteo Zoppas, presidente di Confindustria Venezia, che ha manifestato profonda amarezza per quanto emerso: “All’indomani delle pubblicazioni di questo nuovo filone di indagine relativo alle bonifiche di Porto Marghera, le reazioni che si respirano all'interno dell'organizzazione e delle imprese di Porto Marghera di Confindustria Venezia sono di grande disillusione e rabbia. Queste richieste esose relative ad un supposto danno ambientale, che si aggiungono al costo della bonifica (peraltro allora già molto elevato), hanno enormemente aumentato i costi di gestione dell'area e quindi i prezzi dei terreni, rallentando e complicando l'evoluzione dell'area e la sua possibile riqualificazione attraverso progetti alternativi di investimento. L’ipotesi (perché di questo ancora si tratta) che pratiche illegali possano provenire da figure di riferimento, molto conosciute e decisive nei procedimenti in quanto parte delle istituzioni dello Stato è doppiamente sconfortante. Sicuramente – conclude Zoppas - il tasso di corruzione diffuso nel nostro Paese, dovuto anche ad una burocrazia ingessata, non fa che aggravare le distanze con i nostri competitor quanto a onere dei fattori produttivi”.

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