Gli anarchici "feriscono" Venezia: "Perché non sono stati fermati?"

Il giorno seguente al corteo non si stempera il dibattito. La polizia ha evitato gli scontri. Intanto l'8 dicembre i veneziani puliranno lo "scempio"

Il giorno seguente alla manifestazione degli anarchici la polemica non si stempera. Un po' come con la Nazionale di calcio, tutti vogliono dire la loro. Spiegando come e perché i facinorosi sarebbero dovuti essere bloccati prima di mettere piede in laguna. Di certo il centro storico, fragile già di per sé, sabato pomeriggio ha dovuto sopportare l'ennesima ferita. Non si contano le vetrine imbrattate dallo spray degli anarchici, circa un centinaio. In maggioranza giovanissimi a volto semi travisato da sciarponi (ma non è mancato chi nei momenti clou ha indossato dei caschi integrali). Banche, negozi di lusso, ma anche artigiani e gente che tenta solo di fare il proprio lavoro senza pensare troppo a concetti come "capitalismo" o "anarchia". Serve portare a casa la pagnotta, punto.

Ma i partecipanti al corteo hanno deciso invece di fare di tutta l'erba un fascio, con l'intenzione di cercare di raggiungere San Marco. Sarebbe stato un blitz mediaticamente dirompente. Le polemiche a ore di distanza dal corteo si concentrano soprattutto sul fatto che le forze dell'ordine abbiano deciso di "lasciar fare". O meglio, la priorità era evitare che in laguna si arrivasse a scontri in mezzo a turisti e passanti, in un centro dalla conformazione tutta particolare. "Cercavano in ogni modo lo scontro", ha infatti sottolineato il questore Angelo Sanna a caldo. Ma sul punto molti veneziani, specie i commercianti che sono stati costretti a "rintanarsi" all'interno dei loro esercizi, la pensano diversamente. La domenica in molti si sono dati da fare per pulire le proprie vetrine, e c'è chi sui social network si chiede come sia possibile che "in un periodo di allerta terrorismo un centinaio di manifestanti possa marciare fino a Rialto e fare quello che ha fatto". Questo uno dei filoni di polemica principali.

LA QUESTURA - La questura dal canto suo preparava da settimane "l'appuntamento" con gli anarchici, che è realtà ben diversa dal terrorismo islamico che sta invadendo le tv. Dunque il problema è stato affrontato con paradigmi diversi, avendo come priorità massima il non accendere la "miccia". Specie a Rialto. Sarebbero stati guai. Intanto la Digos già da sabato sera ha iniziato ad analizzare video e immagini del corteo per identificare gli imbrattatori: in campo Santa Margherita i loro volti si vedono abbastanza chiaramente. Il più delle volte. Ma ognuno deve essere collegato a un particolare atto vandalico, dunque bisogna capire se durante i raid armati di bomboletta qualcuno si sia reso riconoscibile. In ogni caso le denunce fioccheranno, così come quei "fogli di via" disposti dal questore contro cui era stata indetta la manifestazione, che non era stata autorizzata (già di per sé un reato). Una quarantina i giovani già finiti nei guai, di cui si conoscono già nomi e cognomi. D'aiuto si stanno rivelando anche le telecamere a circuito chiuso degli istituti di credito imbrattati.

CLEANING DAY "FLASH"  - Il gruppo onlus "Masegni&Nizioleti", intanto, ha invitato tutti i veneziani "che hanno veramente a cuore la città" a rimboccarsi le maniche martedì 8 dicembre (giorno di festa) per pulire lo "scempio" con un Cleaning Day immediato. C'è chi, come Lorenzo Greco del gruppo "Boca de Leon", chiede invece che tutto venga lasciato così come. Permettendo quindi nei prossimi giorni alla questura di documentare nei dettagli l'accaduto per poi incastrare gli autori delle scritte. 

IL SINDACO BRUGNARO: "POTEVA FINIRE PEGGIO" - "Stamani conteremo i danni. Grazie agli uomini ieri impegnati nell'ordine pubblico in città. Poteva finire molto peggio". E' il tweet del sindaco di Venezia Luigi Brugnaro dopo l'azione compiuta sabato pomeriggio in centro storico dagli anarchici. Attraverso un altro "cinguettio" il primo cittadino ha dichiarato che "bisognera' cambiare qualcosa del codice penale, prenderli e tenerli in galera". Parlando dei responsabili degli imbrattamenti di sabato, poi, il sindaco ha chiesto "di sapere i nomi di tutti quelli identificati".

IL SIULP: "FATE PAGARE I DANNI AI COLPEVOLI" - "Impeccabile è stata la strategia posta in essere dai vertici della questura, volta a scongiurare il contatto fisico tra le forze dell’ordine e i manifestanti - commenta il sindacato di polizia Siulp - avendo ben presente i possibili danni che possono derivare da l’eventuale uso della forza pubblica tra le calli e campielli. Oggi ciò che manca - continua la nota - non sono le pene esemplari, ma la certezza di una pena per chi danneggia e deturpa beni pubblici e privati, consapevoli dello sato di impunità che oggi è garantito dalla legislazione vigente, non essendo proporzionata come risposta la mera contravvenzione, l’iscrizione nel registro degli indagati o il foglio di via obbligatorio, per poi essere forse condannati a una multa o ammenda. Non è piu sostenibile che a tali “idioti” non venga imposto l’obbligo materiale di risarcire il danno arrecato, imponendogli, oltre le sanzioni di legge, l’immediato ripristino dei luoghi e delle cose danneggiate da parte di chiunque venga identificato dalle forze di polizia come autori del reato".

DAVIDE ZOGGIA, PARLAMENTARE PD - "L'orda selvaggia che sabato ha imbrattato Venezia non deve passare indenne - commenta il parlamentare Pd, Davide Zoggia - Non ci sono giustificazioni per atti di puro vandalismo. I comportamenti di gruppetti di esagitati che non hanno rispetto per i monumenti e le persone devono essere condannati e i responsabili individuati e puniti. Devono riparare il danno fatto e per questo presenterò un'interrogazione parlamentare per far si che non accadano mai piu simili gesti che rappresentano una vergogna di livello internazionale".

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