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A sinistra foto dell'ex consigliere Simone Venturini, a destra foto twitter

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La città si spacca ancora: corteo pro Contorta contestato dai No Nav

Martedì decine di imbarcazioni si sono raggruppate in punta della Dogana per chiedere al governo di fare presto. Slogan contrari dalle rive

Si sono fronteggiati anche stavolta. Da una parte chi appoggia lo scavo del Contorta-Sant'Angelo per non mettere in pericolo i livelli occupazionali, dall'altra chi invece chiede che la laguna non venga interessata dall'ennesima grande opera. Com'era lecito prevedere, il corteo acqueo organizzato dal comitato Cruise Venice per chiedere al Governo di sbrigarsi nell'approvazione del progetto di una via alternativa di ingresso alla Marittima è finito nel mirino anche dei No Nav, che dalla riva con slogan, bandiere e striscioni hanno cercato di disturbare la manifestazione.

Alle 15.30 alcune decine di imbarcazioni "pro Grandi Navi" si sono raggruppate all'altezza di Punta della dogana. Tra loro anche i rimorchiatori che di solito trainano le imbarcazioni da crociera fino al porto. Inequivocabile la richiesta d'aiuto visibile sullo scafo di uno di loro: "Fate presto". In acqua sono scesi quindi parte dei lavoratori che temono di perdere il posto nel caso in cui si decida di lasciar perdere il progetto di scavo del Contorta, opera da circa 130 milioni di euro che secondo il presidente dell'Autorità portuale Paolo Costa potrebbe essere pronta in 19 mesi.

Nel pomeriggio è quindi andata in scena l'ennesima spaccatura in città sull'argomento, fino al rientro del corteo acqueo in Marittima un'ora dopo la sua partenza. "Sono soddisfatto per l’esito di questa manifestazione - sottolinea il presidente di Cruise Venice Davide Calderan -,  che ha voluto ribadire per l’ennesima volta l’urgenza di realizzare la via alternativa di accesso al Porto crociere di Venezia. Questo è l’unico modo percorribile per salvaguardarne l’eccellenza internazionale e la sua ricaduta economica e occupazionale. Ha dell’incredibile che si metta a rischio, in una congiuntura non favorevole, un comparto che per la Serenissima e il suo territorio equivale a oltre 5000 posti di lavoro diretti e un indotto economico di circa mezzo miliardo di euro annui. Non solo gli operatori della crocieristica ma tutta la filiera economica che vi gravita attorno si sono schierati uniti e coesi per chiedere al governo di rispettare gli impegni presi. Certezza dei tempi di realizzazione della via alternativa che si traduce in certezza dell’occupazione. Il nostro scalo crocieristico dopo aver raggiunto faticosamente i vertici mondiali del settore, quarto homeport (porto di sbarco ed imbarco),  assumendo un ruolo da protagonista assoluto nei traffici, è scivolato improvvisamente nelle incognite del futuro, in una situazione precaria che può mettere in ginocchio non solo la nostra economia, ma l’intero sistema adriatico e nazionale. Di questo passo assisteremo impotenti al naufragio di un settore vitale della nostra economia, quel turismo sottovalutato dal nostro sistema Paese".

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