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Giornata di cortei contro la riforma: "Buona scuola, noi cattivi studenti"

Il primo corteo è partito alle 9, davanti al Municipio. La mobilitazione proseguirà alle 17 con un assemblea tra Cobas e collettivi universitari

Due cortei, uno a Venezia e uno a Mestre. La "Buona scuola" non piace agli studenti del Coordinamento Studenti Medi Venezia-Mestre e della Rete Studenti Medi, oltre che all'Unione degli Universitari, che già nella prima mattina di venerdì sono scesi in piazza e davanti alle scuole, per dichiarare il loro "no" alla nuova legge del governo Renzi. "Se questa è la Buona scuola, noi saremo cattivi studenti", questo lo slogan della protesta.

Il primo corteo, organizzato dal Coordinamento Studenti Medi, è partito alle 9 a Mestre. Il concentramento davanti al Municipio, in vista di una intera giornata di mobilitazione, con la quale gli studenti vogliono far sentire la propria voce a Roma. Tra l'altro i manifestanti contestano le politiche della nuova Giunta veneziana: "Continua a tagliare spazio alle attività culturali e sociali - spiegano - investendo invece in grandi opere inutili e dannose come la Vallenari". Tanto che gli studenti hanno simbolicamente chiuso il Municipio di Mestre in segno di contestazione. Il corteo si è poi concluso al "Loco", la sede del coordinamento: "Qui - specificano gli studenti - abbiamo svolto durante l'anno molte attività culturali e sociali che hanno dato vita al quartiere: ora la nuova giunta minaccia di sgomberarlo, riconsegnandolo al vuoto e al degrado da cui l'abbiamo sottratto".

RETE STUDENTI MEDI - Un secondo corteo era previsto in contemporanea anche a Venezia, con partenza dalla stazione ferroviaria Santa Lucia e raduno alle 9. Il serpentone poi ha proseguito il proprio tragitto attraverso Strada Nuova fino a raggiungere Rialto e l'Erbaria, dove si è tenuto un comizio.

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LE MOTIVAZIONI DEGLI STUDENTI - "Già da un anno vediamo i soliti noti propinarci punto per punto tutti i suoi aspetti positivi che, a detta loro, faranno fare un salto di qualità alla scuola pubblica del nostro Paese. Ma ciò a cui realmente questa legge porterà non è altro che una trasformazione dell'ambiente scolastico in una vera e propria azienda. Un'azienda che, finanziata da privati, dovrà sottostare alle loro decisioni rispetto alla nostra educazione e formazione, visto che entreranno a far parte di importanti organi scolastici, come il Consiglio d'Istituto; un'azienda dove il preside diventerà un direttore incentrando troppi poteri su di sè, e dove egli potrà valutare e scegliere a proprio piacimento che professori assumere, minacciando così la libertà di insegnamento di ogni docente, cambiamento che andrà a pesare sulle spalle di noi studenti; un'azienda dove sarà previsto un sistema di alternanza scuola-lavoro, in ogni Liceo o Istituto, che dovrebbe formarci e contribuire ad abbassare la percentuale di disoccupazione giovanile, ma che in realtà rallenterà il nostro percorso scolastico e ci abituerà fin da studenti ad una vita precaria e priva di pensiero critico, con ingenti ore dedicate a lavorare, mal retribuiti o gratuitamente, all'interno di privati non controllati sufficientemente dallo Stato, lasciando così a questi ultimi la possibilità di utilizzare noi studenti al posto di fare nuove assunzioni. Questa non può essere una buona scuola!"

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