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A un mese dal tornado la rabbia tra le macerie: "Serviamo per le tasse"

Corteo di protesta sabato mattina sul Naviglio ed eloquenti striscioni tra i simboli del disastro. Ma la Riviera ha l'orgoglio di sapersi rialzare

C'erano amarezza e molta preoccupazione tra le macerie che ancora contraddistinguono la Riviera del Brenta sabato mattina. Perché a un mese dal tornado che ha devastato Cazzago, Mira e Dolo per ora gli aiuti dello Stato latitano, e a più riprese anche i sindaci (con sfumature diverse) dei tre Comuni hanno sottolineato come la situazione sia ancora difficile. Che la Riviera da sola, pur dopo il "miracolo" dei giorni successivi al disastro, non ce la può fare da sola. Servono tanti milioni di euro per ritornare alla normalità.

Per questo motivo il comitato Pro Riviera ha organizzato un corteo acqueo sul Naviglio del Brenta, per chiedere in maniera plateale che lo Stato intervenga. Tra i partecipanti diversi esponenti della realtà indipendentista locale, "armati" di gonfalone di San Marco. Una cinquantina di persone, dunque, sono partite a remi da villa Fattoretto per poi fermarsi all'altezza di villa Fini, in località Cesare Musatti a Dolo. Uno dei simboli della distruzione causata dal tornado. Dietro all'imbarcazione principale alcuni manichini con scritto per esempio "artigiano", "operaio", a simboleggiare il fatto che senza aiuti da Roma diversi cittadini annegheranno nelle difficoltà. Il comitato chiede che venga cancellata l'Iva sulle ristrutturazioni, specie delle ville storiche danneggiate, in più invita la Regione a nominare un pool di professionisti in grado di controllare l'evoluzione della fase della ricostruzione (figure che dovrebbero mettersi a disposizioni gratuitamente). A più riprese sono state chieste anche garanzie sulle tempistiche degli aiuti e pure sul fatto che i restauri degli immobili di pregio vengano eseguiti a regola d'arte, quando invece sarebbero stati già segnalati problemi da questo punto di vista. 

Da settimane ormai campeggiano striscioni tra le impalcature delle ville venete in ristrutturazione per chiedere al Governo un aiuto tangibile, al di là dello sblocco dei patti di stabilità dei tre Comuni e i due milioni di euro dal Fondo nazionale della protezione civile. "L'assicurazione mi paga un decimo del danno - ha dichiarato Antonio Piva, il proprietario - e su quei soldi devo anche pagarci le tasse". Tra i promotori dell'iniziativa l'imprenditore Maurizio Keber, titolare delle "Macine Keber" di via 1 Maggio a Dolo, anch'egli colpito dal tornado. Ma a luglio sono tornati i fatturati record, anche per recuperare il cammino perduto. La Riviera così dà segni di risveglio, anche nelle piccole cose. Sabato alle 19 festa con musica dal vivo al bar Modà di Cazzago di Pianiga, per inaugurare il nuovo plateatico. Il giorno seguente al ciclone era una delle zone più danneggiate, ora lì si farà festa.

"Un grosso aiuto alla ricostruzione - ha osservato l'assessore al bilancio di Dolo, il centro più colpito, Giorgia Maschera parlando con i giornalisti - arriverà dallo sblocco del Patto di stabilità. Potremmo utilizzare subito quattro degli otto milioni di avanzo dell'ente locale che non si sarebbero potuti toccare. Solo per poter rimuovere le macerie sono stati spesi ad ora 550 mila euro quando ne avevamo 330 mila". "A Mira - hanno subito danni soprattutto le attività produttive - ha ricordato il sindaco Alvise Maniero - su 12 milioni di danni 11 riguardano infatti le imprese". Per il sindaco di Pianiga Massimo Calzavara "il 60% circa dei privati che hanno subito danni hanno già quasi completato la ricostruzione. Certo anticipando soldi non ancora arrivati".

INCONTRO PUBBLICO - Lunedì sera alle 20.30 a Mira l'amministrazione comunale incontrerà i residenti per chiarire l'iter per le richieste di risarcimento danni.

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