Coronavirus, lettera dei caregiver: «Parchi e aree verdi toccasana per i disabili»

L'appello alle istituzioni: «Via le restrizioni alla mobilità in caso di disturbi comprovati. Si rischiano ricoveri, aggressività e lesioni». Monica Sambo deposita un'interrogazione con altri consiglieri

Giornata internazionale della disabilità, foto di archivio

Ci sono persone che per vivere, riuscendo a gestire angoscia, stress, iperattività, hanno bisogno di muoversi e passeggiare. Perché queste pratiche agiscono come un farmaco a salvaguardia dell'incolumità propria e di chi si prende cura di loro. A spiegarlo in una lettera indirizzata alle istituzioni, un gruppo veneziano di genitori, parenti, accompagnatori e caregiver (portatori di cura) di persone con gravi disabilità cognitive e psicosociali (deficit intellettivi, disturbi dello spettro autistico, patologie psichiatriche a elevata necessità di supporto). Tutti si sono rivolti al presidente del Veneto Luca Zaia, all’assessore alla Sanità Manuela Lanzarin e al presidente Anci Veneto Mario Conte, e hanno chiesto deroghe, più ampie rispetto alla decadenza dei 200 metri già prevista con l'ordinanza del 13 aprile, alle importanti restrizioni alla mobilità imposte per motivi sanitari.

La lettera

«I nostri assistiti, spesso figli (grandi o piccoli che siano), fratelli e sorelle, mariti o mogli, esasperati dall’assenza di stimoli e mancata o distorta comprensione di questo lungo e necessario stare a casa, accumulano stress che può sfociare in aggressività, autolesionismo, iperattività. Quadri clinici (umani ed esistenziali) già compromessi dai più diversi disturbi e deficit rischiano di degenerare in altri stadi e concludersi, ad esempio, con un ricovero ospedaliero. La nostra istanza del 23 marzo parlava di poter accedere alle aree verdi e ai parchi. Istanza inoltrata nuovamente il 2 aprile scorso anche ai Comuni di tutta la provincia di Venezia».

La richiesta

Escono comunque, loro stessi raccontano. Qualcuno nei parchi, alla ricerca di stimoli per alleviare gli stati di angoscia dei loro cari. I più temerari si muovono come «fuorilegge» nelle campagne. Altri escono dal Comune consapevoli di trasgredire. Tutti dicono di avere: «necessità diverse che non possono essere ignorate, tra cui quella di assicurare, nel rispetto della normativa nazionale e dei provvedimenti regionali, la continuità assistenziale a persone per le quali lo stravolgimento del percorso riabilitativo, unito alle disposizioni per il distanziamento sociale e l’obbligo di permanenza nel domicilio, rischia di comportare un severo peggioramento della salute e della qualità della vita. Chiediamo - concludono - un gesto forte da parte del Comune di Venezia e della Regione Veneto, nella consapevolezza che stare a casa non è uguale per tutti e per qualcuno può rappresentare un accelerazione verso quadri clinici più gravi». 

L'interrogazione

Una richiesta che ieri è stata intanto tradotta nell'interrogazione di Monica Sambo, capogruppo del Partito Democratico in Consiglio comunale e i consiglieri Rocco Fiano, Francesca Faccini, Nicola Pellicani, Emanuele Rosteghin e Giovanni Pelizzato. «Già altre realtà territoriali nazionali hanno accolto queste istanze - ad esempio la protezione civile della Regione Sardegna - consentendo, ai nuclei familiari che hanno in casa figli o parenti o affini, affetti da patologie certificate dall’autorità sanitaria, di potersi spostare oltre la prossimità della propria abitazione anche fuori dai limiti del territorio comunale, allo solo scopo di consentire la migliore gestione delle persone. Considerato che le aree verdi e i parchi possono rappresentare luogo sicuro dove poter passeggiare e spazi abbastanza ampi per gestire le distanze di sicurezza, permettendo una buona attività fisica, per controllare eventuali comportamenti aggressivi, autolesionistici, stereotipie, stress e ansia, si interrogano sindaco e assessori di competenza per sapere se ci sia da parte dell'Amministrazione disponibilità» in questo senso, con certificazione medica e confronto con i servizi sociali del Comune.

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Strutture per disabili e contagi

Azienda Zero ha fornito un resoconto regionale, diviso per Ulss di competenza, dei contagi da Covid-19 che si sono verificati in alcune strutture di accoglienza per persone disabili. In provincia di Venezia, Ulss3 e Ulss4, ne sono state individuate 8, 4 per ciascuna azienda. In Ulss3 il numero totale di ospiti è di 142, a 133 di questi è stato fatto un test rapido per verificare la positività al virus, e a 9 è stato eseguito il tampone, in caso di test dubbio. Un ospite in totale è risultato contagiato dal coronavirus. In Ulss4, 86 ospiti, sono stati registrati 17 positivi. Fra gli operatori, mentre nella Ulss3 Serenissima si contano 166 operatori, nessuno di loro risultato positivo al Covid, nella Ulss4 ce ne sono 145 e 10 di questi sono stati contagiati.

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