È attivo a Mestre il covid-hotel provinciale individuato dall'Ulss 3

Potrà ospitare chi non può trascorrere la quarantena in casa, per ora sono a disposizione 50 stanze. Federalberghi non vuole partecipare alla ricerca di altri hotel: «A queste condizioni non ha senso»

Staycity aparthotel a Mestre

Nei giorni scorsi l'Ulss 3 - in base alla situazione sanitaria legata all'epidemia - ha deciso di attivare un "covid-hotel" di riferimento per la provincia veneziana, ovvero un albergo che possa ospitare persone che devono trascorrere il periodo di isolamento necessario per la negativizzazione dal coronavirus. Dopo un apposito bando pubblico, effettuato d'accordo con il Comune di Venezia e la prefettura, l'azienda sanitaria ha scelto la struttura ritenuta più adeguata e siglato la convenzione: si tratta dello Staycity aparthotel di via Ca' Marcello, a Mestre, costruito di recente nel "distretto degli ostelli" vicino alla stazione ferroviaria, che svolgerà la funzione di covid-hotel per tutto il territorio provinciale. Per adesso la struttura ha messo a disposizione una cinquantina di stanze, ma il numero può anche essere incrementato. Gli utenti, per usufruirne, devono pagare una quota secondo l'accordo stipulato tra l'Ulss e l'albergo.

Covid hotel

Più che camere, spiega l'Ulss 3, sono miniappartamenti «che garantiranno un buon livello di vivibilità» a chi vi abiterà nel periodo della quarantena, o comunque in una situazione di positività anche dopo la dimissione dall'ospedale. Le camere sono ampie, con una dotazione di servizi igienici di alto livello, angolo cottura e piccola cucina; alcune di esse, ancora più grandi, potranno accogliere più persone, ad esempio coniugi che debbano "scontare" insieme il periodo dell'isolamento, magari anche con uno o più figli, o altri familiari. Oltre ad un livello adeguato di comfort, ha ricordato il direttore dell'Ulss 3 Giuseppe Dal Ben, «abbiamo tenuto conto di altri fattori: l'accessibilità alle stanze attraverso un percorso isolato e garantito; l'ospitalità strutturata per garantire i più alti standard igienici e sanitari; la modularità della proposta, che mette a disposizione del progetto un numero variabile di camere a seconda delle esigenze». Camere e miniappartamenti sono già a disposizione, e l'hotel accoglierà anche eventuali utenti del Veneto orientale.

Altri covid hotel? Federalberghi: «Non ci stiamo»

Non è detto, comunque, che la questione sia finita qua. Nei giorni scorsi il governo aveva chiesto al commissario nazionale Domenico Arcuri di attivarsi per individuare, d'accordo con le Regioni e i Comuni, dei covid hotel (uno per provincia, indicativamente) ritenuti necessari per ridurre la pressione negli ospedali. In queste ore Arcuri ha fatto pervenire alle associazioni di albergatori, tramite le Regioni, la richiesta di indicare una lista di possibili covid hotel. Marco Michielli, presidente di Federalberghi Veneto, non vuole saperne, almeno finché non si raggiunge «un accordo serio con la Regione». Michielli ha spiegato: «Non si può improvvisare un covid hotel: se non c'è la presenza di peronale sanitario e un'opportuna formazione al personale dell'albergo, si rischia che diventi velocemente un focolaio. Se c'è l'intenzione di fare questo processo con criterio, mi siedo volentieri al tavolo con la Regione. Ma a queste condizioni i nostri associati non accettano, anche perché lo Stato paga poco: 50 euro al giorno per persona, con pensione completa».

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