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Taxi fermi: fatturato giù del 98% su acqua e dell'86% su gomma

Una crisi pesante che colpisce soprattutto il comune di Venezia: senza i turisti, i tassisti non lavorano

A Venezia i taxi d'acqua tra marzo 2020 e febbraio 2021 hanno perso il 98 per cento del fatturato, circa 37 milioni di euro (40, includendo anche marzo 2021); nello stesso periodo, quelli su gomma hanno visto ridursi gli incassi dell’86 per cento: quasi 6,9 milioni di euro, che diventano 7,6 se si considera anche marzo.

La crisi colpisce in larga parte proprio la città di Venezia, dove si concentrano 370 delle 734 licenze taxi esistenti in tutto il Veneto e il 77,5% delle perdite complessive regionali: 47,5 milioni di "buco" di fatturato sui 61,3 milioni totali del Veneto. Dei 370 titolari di licenza veneziani, 250 operano su taxi acquei, 108 su gomma in terraferma e 12 su gomma al Lido.

Sono i dati emersi da un’indagine a campione realizzata dalla Cgia Mestre per conto di Radio Taxi società cooperativa tra il 22 febbraio e il 10 marzo di quest’anno. Nella città di Venezia hanno risposto al questionario 100 taxisti su gomma e 22 operatori acquei.

Superfluo ricordare che si tratta di un settore che vive quasi esclusivamente di turismo, quindi praticamente azzerato con la pandemia: lo studio ha anche messo in evidenza che nel 2020 il traffico aereo di passeggeri negli aeroporti di Venezia-Treviso è diminuito del 78 per cento (-11,5 milioni di passeggeri); per quanto riguarda la crocieristica, gli ultimi dati disponibili testimoniano un calo a Venezia del 99,6 per cento dei passeggeri: da 1,6 milioni di visitatori nel 2019 a 5.653 nel 2020. Senza contare che il ricorso allo smart working ha reso molto più rari i meeting aziendali in presenza, i convegni e i congressi, togliendo dal mercato una fetta importante di clientela business che tradizionalmente a Venezia si sposta in taxi.

«Per questo motivo – segnalano i vertici di Radio Taxi - aspettiamo che tutte le istituzioni coinvolte si facciano carico della nostra situazione in modo strutturale e non episodico. Cominciando, in particolar modo,  dall’utilizzo dei fondi già stanziati  dal decreto sostegni che ha messo a disposizione 400 milioni di euro in favore di regioni e province autonome per il sostegno delle categorie più colpite e per i servizi di trasporto pubblico locale integrativi in convenzione, ad esempio, con studenti e vaccinandi».

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