Martedì, 21 Settembre 2021
Cronaca

Il "principe" torna a casa: Barozzi conclude la sua latitanza all'estero

Il 70enne veneziano è accusato di essere la "mente" di una serie di furti di opere d'arte in ville. Ora potrebbe decidere di aiutare gli inquirenti a ritrovarle tutte "in cambio" dei domiciliari

Uno dei falsi scoperti dai carabinieri

Il principe di Santorini torna a casa. Cristiano Barozzi, il 70enne veneziano fino ad ora latitante a Santo Domingo dopo essere stato raggiunto da un'ordinanza di custodia cautelare da poco più di un mese per furto aggravato di opere d'arte, oggi pomeriggio dovrebbe atterrare all'aeroporto Marco Polo. Lì, probabilmente, ad attenderlo ci saranno anche i carabinieri, che lo arresteranno.

 

L'uomo, secondo l'accusa, è considerato la "mente" della serie di furti che negli ultimi dieci anni sono stati messi a segno in alcune ville venete, tra cui la "Casetta Rossa di D'Annunzio", ai civici 2707, 2708 e 2709 del sestiere di San Marco. Lì sono stati rubati 14 quadri e alcuni mobili antichi per un valore di 300mila euro. Non è andata meglio a un'abitazione in campo San Maurizio, "depredata" di nove dipinti per un valore di 250mila euro. In più colpita anche un'abitazione di vicolo da Mula. In "terraferma", invece, colpi anche a San Pietro di Stra e Schio.

I primi a finire in manette sono stati due domestici di origine bengalese, che costituivano la "chiave" per penetrare nelle abitazioni. Uno dei due, messo alle strette, avrebbe raccontato tutto. Inguaiando così, oltre il "principe", anche Claudio Mella, 56enne padovano dipendente della Soprintendenza ai Beni culturali euganea, e Claudio Celadin, 60enne veneziano, che aveva lavorato in uno studio fotografico. I due, ancora in carcere, assieme a Cristiano Barozzi formavano un trio in cui i ruoli erano ben precisi.

Ora il 70enne potrebbe aiutare di molto gli inquirenti a rinvenire le altre opere sostituite con falsi che mancano all'appello. In cambio, se il gip li approverà, l'ex latitante potrebbe finire ai domiciliari dopo pochi giorni di prigione. Anche in virtù dell'età avanzata. Sempre se deciderà di parlare, naturalmente.

Il trio sceglieva con cura come e quando colpire. Finivano nel mirino opere posizionate in zone d'ombra delle case, in maniera che i proprietari, spesso assenti, non si potessero accorgere che al posto di una tela dipinta c'era una serigrafia. Le tele venivano tagliate e al loro posto venivano inseriti i falsi, opportunamente anticati con delle vernici e tirati agli angoli da alcuni cunei. Nessuno si era mai accorto di niente perché veniva mantenuta la cornice originale. Sono stati i carabinieri della compagnia di Mestre a far "aprire gli occhi" ai proprietari.

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