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Cuore e cervello salvati allo stesso modo: meeting sulla nuova tecnologia a Venezia

Con la tecnica usata per l'infarto si potrebbe trattare anche l'ictus, e in modo più che efficace: attesi esperti da tutto il mondo per la "Venice Interventional Cardiology 2016"

C’è una nuova chirurgia, la “chirurgia endovascolare”, che ha già salvato il cuore, e ora si applica anche al cervello: “Il progresso impressionante della tecnologia applicata alla medicina – spiega il dottor Giuseppe Grassi – ha consentito negli anni più recenti di intervenire sull’infarto, quindi sul cuore, con tecniche rivoluzionarie molto efficaci; ed oggi con le stesse tecniche si combatte, con successo, contro l’ictus, quindi in difesa del cervello”.

“Negli anni recenti, la cardiologia interventistica endovascolare - spiega il Primario di Cardiologia del Civile - ha acquisito un ruolo cruciale grazie ad una vera e propria esplosione nello sviluppo di tecniche, materiali e device: In presenza di un vaso ostruito da un ‘trombo’, da un grumo che non lascia fluire il sangue, fino a poco tempo fa l'approccio più utilizzato, per rimuovere l’ostruzione ed evitare l’infarto, era quello farmacologico: somministrando al paziente alcune particolari molecole è infatti possibile disgregare il grumo. Ma quando i trombi sono di grosse dimensioni è necessario rimuoverli in maniera meccanica. Oggi lo facciamo utilizzando un catetere, un tubicino che, inserito nell'arteria, la percorre tutta, arriva fino al grumo, e lo asporta. Con questo metodo, noto con il nome di ‘trombectomia endovascolare’, il chirurgo ricanalizza il flusso di sangue e riapre il vaso”. “Negli ultimi 15 anni è quindi radicalmente cambiato il modo di curare il paziente con l’infarto acuto – spiega il dottor Grassi – e anche grazie a questa tecnologia endovascolare la mortalità per infarto è ridotta a meno del 4%”.

Ed ora il cuore fa scuola al cervello. Si sviluppa infatti anche una neurologia interventistica endovascolare che, con metodiche simili e con le stesse tecnologie avanzatissime, cura l’ictus, provocato anch’esso da un ostruzione delle arterie a livello cerebrale. I neurologi hanno già incoronato le nuove metodiche endovascolari quale terapia più efficace anche per l'ictus: le tecniche “imparate” dai cardiologi rendono più efficace il lavoro sul cervello; per le vittime dell’ictus, proprio come per quelle dell’infarto, aumentano le probabilità di guarigione e si riducono le possibilità di danni permanenti.

Il luogo in cui i principali cardiologi interventisti e neurologi interventisti affinano insieme le loro strategie è, in questi giorni, la città di Venezia: si incontrano infatti a Palazzo Franchetti dal 5 al 7 maggio, al “Venice Interventional Cardiology 2016. Focus on Heart and Brain”, presieduto proprio dal Primario Giuseppe Grassi, insieme al professor Italo Linfante, direttore del dipartimento di Neurochirurgia Vascolare presso il Baptist Cardiac and Vascular Institute di Miami (Stati Uniti). Al congresso cardiologi e neurologi confronteranno i risultati delle loro esperienze nei laboratori nel trattamento delle patologie strutturali di cuore e cervello, con uno sguardo anche ai risultati dei trials mondiali, cioè delle sperimentazioni in corso su grandi numeri di interventi a certificazione dei risultati ottenuti con le nuove tecniche.

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