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"Nei prossimi 10 anni marea di pensionamenti, servono contromisure o servizi al collasso"

La Fp Cgil chiede ai sindaci della Città metropolitana di far fronte comune per la revisione del decreto Madia. A Venezia via il 32,51% dei dipendenti: "Precari, Brugnaro ha sbagliato"

Tanti in pensione, pochi al loro posto. I servizi continueranno a essere in grado di funzionare? E' ciò che si chiede la Cgil Funzione Pubblica, che in un report ha calcolato soprattutto quanti dipendenti comunali nel territorio della Città metropolitana "appenderanno il cartellino al chiodo" nei prossimi anni. Nel mirino finisce anche il trend al ribasso della busta paga, che negli ultimi anni a livello nazionale avrebbe registrato una perdita di 297 euro. A Venezia, però, si deve fare un discorso a parte. Tra blocco della contrattazione e sanzioni derivanti dallo sforamento del Patto di stabilità, il danno complessivo per un dipendente di Ca' Farsetti sarebbe di 2.440 euro. Una tendenza che la Fp Cgil spera possa invertirsi nel prossimo futuro, anche sul fronte degli straordinari: "Sempre sul fronte retributivo, è possibile vedere come quest'ultimi siano diventati una voce importante che dimostra come da un lato incida sulla retribuzione complessiva e dall’altro faccia emergere la carenza di personale per far fronte ai servizi", si legge nello studio. 

A preoccupare il sindacato, tanto da parlare di rischio "servizi al collasso", sono però i dati riguardanti i pensionamenti del prossimo decennio. Stando alle leggi fino a questo momento in vigore, andranno in pensione in tutto il territorio della Citta metropolitana almeno 1639 persone, pari al 30,16% del totale. "Una diminuzione che non potrà essere compensata dal turnover che oggi è determinato a seconda delle dimensioni dell’Ente e dalla spesa del personale in un range tra il 25% e il 75% dei cessati - continua la Fp Cgil - e che quindi non permetterà anche a realtà virtuose di garantire i servizi ai cittadini". 

Nel report si sottolineano le situazioni "estreme" come il Comune di Cavarzere, in cui le cessazioni arrivano al 54,55%, il Comune di Fossalta di Piave al 50%, il Comune di Pramaggiore al 57% o quello di Torre di Mosto al 41,67%. Venezia non se la vede molto meglio: sarebbero il 32,51% (ossia 947) i lavoratori che potrebbero andare in pensione nei prossimi anni. Dato che induce il sindacato a puntare il dito ancora una volta contro il sindaco Luigi Brugnaro: "A maggior ragione il primo cittadino avrebbe dovuto evitare di licenziare personale precario - attacca il sindacato - I servizi rischiano il collasso. Per un Comune come quello di Venezia, che ha garantito importanti servizi pubblici, un’emorragia di questo tipo determinerà la riduzione importante di prestazioni sociali, educative e culturali che sino ad oggi sono sempre state garantite. Chiediamo ai sindaci della Città metropolitana - conclude la Cgil - di fare fronte comune affinché nel decreto Madia in discussione nelle prossime settimane in Parlamento vengano introdotti gli adeguati correttivi, altrimenti sarà il collasso del sistema". 

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