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Sicurezza: più di un commerciante su due teme futuri furti o rapine

Dati negativi sul fonte della "percezione" di legalità presentati dalla Confcommercio. Ma i numeri parlano di una diminuzione di questi reati

Non c'è solo la crisi. C'è anche il bisogno di sicurezza, di percepire che la propria attività è al sicuro. Purtroppo per i commercianti veneziani per ora non è così, almeno secondo una indagine condotta da Confcommercio e da Eurisko, che ha intervistato gli addetti del settore chiedendo loro se secondo loro in fatto di illegalità il territorio lagunare stia peggiorando. Ebbene, Venezia si distingue rispetto all’Italia e al Veneto per l’alta percezione di un trend negativo in fatto di sicurezza (56% rispetto al 47% della media nazionale), e per l’attribuzione di questo aumento a fenomeni come le tangenti negli appalti e l’abusivismo.

Sullo sfondo naturalmente gli ultimi scandali con Venezia e il Mose (ma non solo) come epicentro, fatto sta che oggi, rispetto all’inizio della crisi, il 33% del peggioramento viene attribuito ai fenomeni di tangenti negli appalti (contro il 28% della media nazionale), ai furti (73% sul 68% della media nazionale), all’abusivismo (61% contro il 55% nazionale), alla contraffazione (56% sul 52% in più della media nazionale), mentre rapine e usura sono in linea con la media italiana. Per i veneziani intervistati, le estorsioni contribuiscono al panorama dell’illegalità nella misura del 17% contro il 22% della media regionale e nazionale.

Per difendersi, la maggior parte degli imprenditori veneziani ricorrono a sistemi di videosorveglianza (il 58% sul 50% della media nazionale), ma la soluzione più efficace rimane la certezza della pena, e qui la percentuale ‘veneziana’ di chi la invoca è davvero alta rispetto al resto d’Italia: 66%, cioè 8 punti percentuali in più rispetto alla media nazionale, due in meno rispetto a quella veneta, mentre al primo posto tra le misure da adottare, gli imprenditori individuano una maggiore presenza delle forze dell’ordine sul territorio.

Numeri che preoccupano. Che parlano di una sicurezza "percepita" diversa da quella reale. Visto che i dati presentati dal prefetto Domenico Cuttaia, presente a un incontro sul tema al Novotel di Mestre, indicano invece un calo delle rapine per strada (159 nel 2013 contro 121 nei primi dieci mesi del 2014), mentre gli assalti ai negozi si mantengono stabili (50 contro 52).


“C’è bisogno di legalità, in questo Paese – ha commentato il presidente Zanon - C’è voglia di legalità da parte di chi lavora dalla mattina alla sera, onestamente, e si aspetterebbe un minimo di protezione al posto dei proclami fatti in una campagna elettorale permanente dove si promettono tagli agli sprechi per poi alzare le tasse e abbassare la scure sulle forze dell’ordine, su quegli stessi uomini che sono chiamati a proteggerci (con mezzi risicati)”.

Poi però, oltre a evitare furti e spaccate, i commercianti devono anche vendere e incassare. Altrimenti le attività muoiono. E in questo senso (in controtendenza rispetto ai dati forniti dalla camera di commercio, che parla di un aumento di aziende nate nell'ultimo anno) nella provincia lagunare, da gennaio a settembre 2014, il saldo della nati-mortalità delle imprese parla di un ulteriore calo di 277 attività del commercio rispetto all’anno scorso, di 118 unità in meno nel campo dell’alloggio e della ristorazione e di -207 imprese nell’ambito del magazzinaggio, trasporti, settore immobiliare eccetera. Nel 2013, invece, il tasso di disoccupazione è stato dell’8,6% (un punto percentuale in più rispetto alla media veneta, e circa 4 punti in meno rispetto a quella nazionale), i consumi sono scesi del 3,1% e il Pil è ancora diminuito (-2,2%).

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