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Donne più consapevoli, ma la piaga della violenza tra le mura domestiche rimane

Nell'ultimo lustro aumentate del 5% le denunce per maltrattamenti in famiglia, mentre i casi effettivi sono calati del 2%. Ma ancora troppe vittime hanno paura di uscire allo scoperto

Donne più consapevoli, ma pur sempre nel mirino. A livello nazionale, negli ultimi 5 anni le violenze di genere tra le mura domestiche (che nella maggior parte dei casi vedono vittime del gentil sesso) sono calate del 2%. Di converso, invece, le denunce per maltrattamenti in famiglia sono lievitate del 5%. I dati sono stati esposti venerdì mattina nel corso del convegno “La violenza domestica e di genere: aspetti medici e giuridici”, che fino a sabato riunirà attorno a un tavolo al padiglione Rama dell'ospedale dell'Angelo tutte le realtà che entrano in gioco nel caso in cui una donna o un minore subiscono violenze all'interno delle mura domestiche. 

Una due giorni di analisi, studi, protocolli e testimonianze nata dalla collaborazione tra Ordine dei Medici, Chirurghi e Odontoiatri, Comune di Venezia, Regione Veneto, Procura della Repubblica, Polizia di Stato, Ulss del Veneziano e in sinergia con l'Ordine degli Psicologi del Veneto e l'Ipasvi. Venerdì mattina sono intervenuti anche Marco Monzani, direttore del Centro di Criminologia di IUSVE (Centro universitario di studi e ricerche in scienze criminologiche e vittimologia) e Fabio Benatti, coordinatore del dipartimento di Psicologia di Iusve con un intervento dal titolo: "Profilo criminologico dell'abusante, risvolti psicologici affettivi dell'abusato". Perché se le donne si fanno più consapevoli, il problema è riuscire a riconoscere quelle relazioni capaci poi di trascinare la vittima di turno da cui è difficile uscire: "La violenza si origina nella relazione ed è quella che va analizzata - spiega Monzani - Per questa ragione il termine “femminicidio” non è corretto. Presupporrebbe l'uccisione di una donna in quanto donna, mentre è la relazione l'origine del gesto". I dati della violenza di genere sono comunque in diminuzione: "Le donne sono più consapevoli di un tempo – continua l'esperto – e ascoltano i campanelli d'allarme". 

Al convegno è intervenuta anche la vicesindaco di Venezia, Luciana Colle: "Un aspetto che deve essere considerato è quello delle motivazioni che spingono le vittime a non sporgere denuncia o a ritirarla - ha affermato - Il 20,45% delle vittime non vogliono compromettere la famiglia, lo 0,68% teme di essere giudicata dai propri familiari e il 13,64% ha paura del violento. Servono iniziative di informazione e sensibilizzazione per combattere sul nascere la violenza di genere, come la formazione nelle scuole e per gli operatori delle strutture sociosanitarie, il miglioramento della prima accoglienza, forme di collaborazione con e fra gli enti locali e le associazioni per potenziare l'accoglienza e il sostegno alle vittime, task force e gruppi di lavoro per pianificare le iniziative e divulgare le best practice”.

Gli obiettivi del convegno sono spiegare alle vittime che devono e possono ribellarsi alla violenza, far capir loro che una rete di istituzioni e strutture è pronta a sostenerle nel percorso che intraprenderanno. Ma anche far capire agli operatori sanitari come possono diventare baluardi del territorio, sentinelle attive, che il fenomeno della violenza domestica e di genere è complesso e riguarda tutti, nessuno escluso. Si è infatti sottolineato come non si debba parlare di abusi fisici, sessuali e psicologici sulle donne e sui bambini dentro e fuori le mura domestiche, solo quando capita un triste fatto di cronaca nera, ma sia necessario mantenere alto il livello di attenzione sul questo tema e cercare di prevenirlo.

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