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Carlo Nordio sulle dichiarazioni di Davigo: "Parole inopportune, errore generalizzare"

Esperti di legalità e anticorruzione ma con idee divergenti sul rapporto tra politica e giustizia. Il tema ha conquistato le prime pagine dei quotidiani nazionali in questi giorni

Il "casus belli" sono le parole che venerdì, Piercamillo Davigo, presidente dell'Associazione nazionale magistrati, ha proferito tanto durante una lectio magistralis all'Università di Pisa (il tema era la corruzione nello scenario politico italiano), quanto in precedenza in occasione di un'intervista pubblicata dal Corriere della Sera: "La classe dirigente di questo Paese quando delinque fa un numero di vittime incomparabilmente più elevato di qualunque delinquente da strada e fa danni gravi", ha sottolineato.

Le reazioni sono state molteplici, ultima in ordine di tempo quella di Carlo Nordio, procuratore aggiunto di Venezia. Il "regista" dell'inchiesta sullo scandalo Mose e protagonista anche dell'epoca di Mani Pulite negli anni Novanta. Un esperto di malefatte dei politici e di tangenti (concetti che spesso si sovrappongono): "Le parole usate da Davigo sono sbagliate nel merito e inopportune nell'occasione - dichiara all'agenzia stampa Adnkronos - perché generalizzare è sempre un errore e perché questo era un periodo in cui i contrasti tra magistratura e politica sembravano assopiti e non era il caso di riaccenderli". "Per di più la politica è o dovrebbe essere l'attività più nobile di un cittadino e ridurla a questa dimensione di semi-delinquenza è un pessimo servizio che si fa al Paese. Ci sono molti politici che si sono comportati e si comportano con grande onestà e che agiscono nell'interesse del Paese". 

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