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Mercoledì, 1 Dicembre 2021
Cronaca Torre di Mosto

Lunedì il funerale di Debora Berto, stroncata da un malore a 45 anni

Eseguita l'autopsia sul corpo della donna. I legali: «Si suppone un infarto»

Saranno celebrati lunedì 28 dicembre, alle 10.30 nella chiesa parrocchiale di Torre di Mosto, i funerali di Debora Berto, la donna di 45 anni stroncata improvvisamente da un malore mercoledì 16 dicembre, poco dopo le 12.30, mentre si trovava nella sua casa: a nulla erano valsi il massaggio cardiaco praticatogli per 17 minuti dal marito Mirko Sacilotto e le manovre rianimatorie tentate successivamente dal Suem. Domenica alle 19, sempre in chiesa, sarà anche recitato il santo rosario.

Le indagini: un medico indagato

La famiglia ha potuto fissare la data delle esequie dopo aver ricevuto il nulla osta della procura a conclusione dell'autopsia. Riscontrando  l’esposto presentato dal marito e dal padre della vittima, il pm Laura Villan ha aperto un fascicolo con l’ipotesi di reato di omicidio colposo, iscrivendo nel registro degli indagati come atto dovuto G. B., 34 anni, residente a Venezia, il medico del pronto soccorso di San Donà di Piave che pochi giorni prima della tragedia, l’11 dicembre, aveva visitato Debora Berto, recatasi all’ospedale riferendo di forti algie al braccio e al polso sinistro, di cui soffriva da alcuni giorni, ma anche di altri dolori, in particolare alla mandibola.

L'autopsia: un infarto?

«Il medico del pronto soccorso, dopo la visita, l’aveva dimessa con la diagnosi di “brachialgia”, con una cura farmacologica di antidolorifici e la prescrizione di esami di tipo ortopedico - spiegano gli avvocati che assistono i familiari -, senza tuttavia ravvisare la necessità di sottoporla ad alcun approfondimento di natura cardiologica, né l’elettrocardiogramma né gli esami del sangue». L’autopsia è stata effettuata mercoledì 23 dicembre e, adesso, il Ctu avrà 60 giorni per depositare le sue conclusioni, che saranno fondamentali per stabilire con certezza le cause del decesso «e confermare che sia stato dovuto, come tutto lascia supporre, a un infarto - continuano i legali, di Studio 3A -, ma anche e soprattutto per accertare, anche attraverso la disamina di tutta la documentazione medica, se il malore fatale a Debora potesse essere diagnosticato in tempo in occasione di quell’accesso al pronto soccorso e se quindi la donna si sarebbe potuta salvare».

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