Infortuni Covid sul lavoro, le donne pagano il prezzo più alto

I dati Inail sulle denunce degli occupati elaborati dalla Cisl del Veneto. Refosco: «serve incrementare il personale del sistema socio-sanitario». Venezia in 3 mesi passa 546 a 611 

La normativa del governo, per il contrasto alla pandemia da coronavirus, ha previsto che i casi di infezione contratti presumibilmente al lavoro vengano considerati e tutelati come infortunio sul lavoro. Inail ha pubblicato la scheda regionale del Veneto con la mappa, aggiornata al 30 settembre, di questi casi. I dati riguardano il numero delle denunce, che non corrisponde a quello degli infortuni riconosciuti. Di questi ultimi l’Inail non fornisce i numeri, per ora. Lo riferisce la Cisl in un comunicato, dove evidenzia che: «a pagare il prezzo più alto sono le lavoratrici (72%) del settore socio-sanitario (79%)». Per Gianfranco Refosco, segretario generale Cisl Veneto, «bene le misure per contenere l’epidemia ma serve anche incrementare il personale del sistema socio-sanitario». 

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Al 30 settembre in Veneto sono 4.608 le denunce, dieci i casi mortali. Sul totale di 54.128 eventi denunciati in tutta Italia, 4.608 (l’8,5%) riguardano la nostra regione. Peggio del Veneto 3 regioni: Lombardia (35,2%), Piemonte (15%) ed Emilia Romagna (10,4). I casi con esito mortale sono fermi da giugno: 10, pari al 3,1 % del totale nazionale (319) dove invece risultano in crescita (+ 67). Sempre in Veneto, rispetto al mese di agosto, si sono registrate 299 denunce in più di cui 113 a settembre. Il repentino incremento di settembre, secondo l’Inail, è dovuto in parte al focolaio sviluppato in uno stabilimento agroalimentare della provincia di Treviso. Il 72% delle denunce è stato presentato da donne lavoratrici, il 79% da lavoratori del sistema socio-sanitario pubblico e privato.

Le denunce provengono: per il 72% dei casi da donne lavoratrici in età dai 50 anni in su. Le lavoratrici che pagano il tributo maggiore alla pandemia sono quelle occupate nel settore “Sanità e assistenza sociale” che comprende ospedali, case di cura e di riposo da cui proviene (maschi e femmine) il 79% delle denunce. Nel settore manifatturiero (4,3% delle denunce) i lavoratori più colpiti sono i macellatori e i braccianti agricoli».

Venezia al 30 giugno rileva 546 denunce e al 30 settembre 611. «La bassa incidenza di infortuni Covid-19 nel manifatturiero e nel terziario evidenzia il ruolo svolto dai Comitati aziendali, che hanno provveduto a definire i protocolli di comportamento e a vigilare sul loro rispetto - commenta Refosco -. La partecipazione dei rappresentanti dei lavoratori a questi Comitati è stata un valore aggiunto. Ora però non bisogna abbassare la guardia, e serve rilanciare il ruolo degli Spisal, anche rafforzandone l'organico e le risorse a disposizione. L’alta percentuale di donne vittime da infortunio Covid conferma la centralità del lavoro femminile in questa difficile situazione: nei lavori di cura (sanità e assistenza), nei servizi collegati (pulizie e mense), nelle attività essenziali (distribuzione e agroalimentare in primis), il lavoro è soprattutto femminile, e le donne sono state, e rimangono, le più esposte al rischio».

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