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Detenuto suicida in isolamento, agenti di polizia sotto accusa

Saranno l'ex comandante della Penitenziaria e altri 5 tra ispettori e sovrintendenti a dover rispondere di omicidio colposo e abuso di autorità dopo la morte di un 28enne marocchino

Per ora si tratta di un'accusa, che, tuttavia, fa pensare e rabbrividire. Detenuti rinchiusi in cella di punizione senza acqua, luce e riscaldamento, ma anche senza un letto, una sedia, nemmeno un materasso a terra. A provare la terribile esperienza, sarebbero stati i prigionieri con comportamenti e atteggiamenti rissosi, "devianti e conflittuali". In quella cella, la numero 408, sarebbe morto suicida un 28enne marocchino, impiccatosi il 5 marzo del 2009. Questo almeno quello che riporta la Procura di Venezia, che sta indagando l'ex comandante della polizia penitenziaria e altri 5 dirigenti.

Due di loro sono accusati di omicidio colposo e abuso di autorità mentre gli altri "solo" di quest'ultimo reato. Secondo le ipotesi del pm, che poi dovranno reggere durante il processo, il 28enne, dopo aver tentato il suicidio nella sua cella, era stato messo in quella "punitiva". Lì sarebbe resistito 62 ore in isolamento completo, prima di fare a strisce la coperta e impiccarsi, legandosi alla maniglia della finestrella. Per il magistrato dell'accusa l'ex comandante avrebbe disposto, erroneamente, la detenzione della vittima considerata "a rischio" senza sorveglianza. Le esperienze di altri detenuti sono poi finite in aula sul banco dell'accusa. Almeno cinque, come riporta la Nuova. In udienza preliminare il processo è stato rinviato al 10 ottobre prossimo.

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