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Legge "anti-moschee", Patriarca: "Libertà di culto da potenziare, oggi più che mai"

Il monsignor Moraglia ha rilasciato una dichiarazione al bisettimanale diocesano Gente Veneta, specificando tutte le sue perplessità sulla legge che regola il culto

È conosciuta ormai come la legge veneta “antimoschee”, anche se la proposta che arriverà nel pomeriggio di martedì in Consiglio regionale parla di una "modifica alla legge regionale sul governo del territorio che mira ad introdurre una nuova normativa per disciplinare la realizzazione di edifici e attrezzature di interesse comune per servizi religiosi e finalizzata a fornire alle amministrazioni comunali criteri omogenei per un corretto insediamento delle attrezzature destinate a servizi religiosi nello strumento urbanistico", con l’obiettivo di "assicurare un’adeguata qualità urbana delle aree a ciò destinate”. Le modifiche proposte hanno già suscitato parecchie polemiche e acceso il dibattito.

Gente Veneta, settimanale diocesano, ha raccolto le riflessione del patriarca Moraglia che assicura, dopo un'attenta lettura del testo finale, che "le modifiche proposte presentano ancora elementi di perplessità e preoccupazione per l’esercizio del diritto, garantito dalla Costituzione, di libertà religiosa per il nostro territorio. Tale osservazione vale, ovviamente, non solo per i cattolici ma anche per le altre comunità religiose".

"Per intenderci - spiega Moraglia - sembra che la costruzione di un nuovo edificio o di ‘attrezzature’ per il culto o servizi religiosi sia di fatto equiparata alla costruzione e collocazione di un nuovo centro di servizi. Una chiesa, un patronato, le aule del catechismo non possono rispondere alla logica che presiede all’insediamento di un centro commerciale, un distributore di carburante, una palestra o un centro benessere. Tali realtà imprenditoriali forse possono essere collocate in aree predefinite destinate ai servizi, fuori dai centri storici e lontani dalle abitazioni, attribuendo loro impegni e oneri di urbanizzazione di determinata entità, e posti a carico dei richiedenti, poiché sono attività economiche a scopo di lucro. Ma non può essere la stessa cosa per le realtà di culto. Se i nostri genitori e nonni - ha continuato - si fossero mossi secondo la legge che si vuol ora proporre, non solo non avremmo oggi gli splendidi tesori artistici e architettonici che rendono noti in tutto il mondo i nostri centri storici ma, ancor più, non potremmo godere della benefica e capillare presenza di parrocchie, patronati, centri d’ascolto, strutture caritative e di solidarietà che rappresentano un’autentica ricchezza per il nostro tessuto sociale, sia nelle città sia nei paesi. Il nostro Veneto - ha concluso - è costituito anche da punti di aggregazione quali le nostre parrocchie che sono presenti proprio là, lo ribadisco, dove le comunità, fatte di bambini, giovani, famiglie, anziani e persone fragili, vivono". 

E poi l'augurio finale. "Spero che ci sia ancora tempo, modo e soprattutto la sincera volontà di tutti per riflettere, con serenità e spirito costruttivo, su un tema così delicato e prima di legiferare su aspetti vitali per tutti i Veneti e non solo per le comunità religiose".

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