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Redditi da lavoro e pensioni, Acli: "Dati positivi, il 60% dichiara casa di proprietà"

Il terzo Caf per numero di utenti nel Veneziano analizza i numeri dei contribuenti sui guadagni dichiarati: "Notizie confortanti, miglioramento sostenuto dall'incremento del Pil"

Un'analisi costruita sui dati delle dichiarazioni dei redditi degli utenti, quella realizzata dal centro assistenza fiscale delle Acli, terzo patronato nel Veneziano per numero di assistiti.

La situazione reddituale che emerge è la seguente: mediamente ciascun contribuente ha dichiarato nel 2016 in media 20.579 euro, l’1,9% in più rispetto al 2013, pagando di imposta netta 4.323 euro a testa. Dei quasi 22mila utenti che si sono rivolti al Caf Acli, il 13% sono però contribuenti incapienti, ossia soggetti che non subiscono alcuna tassazione sul reddito perché aventi un reddito inferiore alle soglie minime previste e che non traggono alcun beneficio da eventuali detrazioni o deduzioni.

Il 71% dei contribuenti è al di sotto dei 25mila euro lor all'anno, e si notano delle grosse differenze in termini di genere, di nazionalità e di classe di età. Il dipendente uomo dichiara 28.653 euro a fronte di 18.840 dichiarato dalla donna dipendente. I giovani sotto i 25 anni dichiarano 14.000 euro in meno rispetto a contribuenti più anziani (tra i 55 e i 64 anni).

Tra lavoratori stranieri e italiani si notano differenziali retributivi di quasi 6.000 euro, senza dimenticare le differenze tra le diverse nazionalità (Moldavia 12.800 euro, Romania 15.390 euro). Le famiglie veneziane possono comunque contare nel 60% dei casi sulla proprietà dell'abitazione principale, sebbene sul 21% di esse graviti un mutuo.
 
L’incremento del reddito del +1,9% è stato in parte sostenuto dall’incremento del Pil che, nella provincia di Venezia, ha segnato (dopo un periodo precedente di stagnazione) un +3,1% nei 3 anni considerati, e da una riduzione del tasso di disoccupazione di 1,8 punti percentuali. Un aumento, quello dei redditi che, seppur contenuto, è stato solo in parte eroso dall’inflazione registrata in provincia che, in linea generale, è rimasta invariata (anche se si nota una crescita del +0,7% per le spese alimentari e +2,4% per le spese di istruzione).

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