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Evase l'Irpef per pagare i suoi operai: dopo la dichiarazione spontanea, l'assoluzione

Diego Lorenzon, proprietario della Poolmeccanica, non pagò l'Irpef nel 2012, riuscendo a riportare in acqua tranquille l'azienda. Poi il pagamento del 30% delle sanzioni per i ritardi

Voleva fare il bene dell'azienda e delle famiglie dei suoi operai. Ecco perché Diego Lorenzon, 53enne proprietario della Poolmeccanica di San Michele al Tagliamento, e già presidente in passato dell'Unione industriali di Venezia, ha riportato su buone acque la propria azienda omettendo il versamento dell'Irpef per l'anno 2012. Una scelta che è riuscita a far tornare il sereno nei bilanci dell'azienda, ma che ovviamente ha avuto strascichi giudiziari non indifferenti. A riportarlo il Gazzettino.

Lorenzon, mercoledì, si è presentato con il suo avvocato davanti al giudice, nonostante pareva che il processo dovesse essere rinviato a gennaio. Lo stesso imprenditore, però, che per problemi di salute temeva di non poter prendere parte all'udienza il prossimo anno, ha richiesto la possibilità di rilasciare una dichiarazione spontanea. Con gli occhi lucidi e un filo di voce spezzato dall'emozione, il 53enne ha spiegato le vicissitudini della crisi, cominciata nel 2008, le difficoltà con le banche, che chiedevano di rientrare con i prestiti, e le prime commesse saltate. Lorenzon, che gestisce l'azienda con altri due fratelli, ha cercato di fare di tutto pur di tirare avanti e apportare denaro nell'impresa: ha venduto collezioni storiche, chiesto aiuto ai parenti, incassato le polizze pensionistiche.

L'azienda ora va bene e consta 50 addetti, ma Lorenzon ha spiegato bene le difficoltà in cui versava tra il 2009 e il 2012, le difficoltà, i decreti ingiuntivi che arrivavano dagli avvocati dei fornitori. Lorenzon ha spiegato di aver saldato i suoi debiti, di aver pagato quasi 7 milioni di euro di tasse in 10 anni, nonché il 30% di sanzioni per i ritardi. Ha ricordato anche la presenza in azienda della guardia di finanza, due mesi nei quali i baschi verdi non trovarono irregolarità.

Al termine della sua dichiarazione spontanea, ci si attendeva il rinvio a giudizio, ma in virtù delle parole dell'imputato e della necessità di chiudere in tempi brevi il processo, il giudice ha chiuso l'istruttoria e invitato le parti a concludere. Dopo pochi minuti concessi al pm e all'avvocato difensore, il giudice ha assolto l'imprenditore, poiché il fatto non costituisce reato.

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