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"Orsoni? Assolvetelo. Vittima dell'ingordigia e della sete di vendetta di Mazzacurati"

Martedì spazio agli avvocati dell'ex sindaco, imputato per finanziamento illecito ai partiti nel processo Mose: "L'ex capo del Cvn doveva giustificare i soldi in nero che si intascava"

"Chiediamo l'assoluzione del nostro assistito perché non ha commesso il fatto". Martedì è il giorno degli avvocati difensori dell'ex sindaco di Venezia, Giorgio Orsoni, nell'ambito del processo Mose. L'ex titolare di Ca' Farsetti è imputato di finanziamento illecito ai partiti: secondo l'accusa avrebbe accettato fondi irregolari "in bianco" per 110mila euro per la sua campagna elettorale a sindaco nel corso del 2010 e buste con contanti in nero per 450mila euro. Nel primo caso i soldi sarebbero giunti da alcune società legate al Consorzio Venezia Nuova, che sarebbe stata la vera fonte dei "liquidi". Secondo i magistrati l'ex sindaco sarebbe stato a conoscenza che si trattava di fondi del Cvn. Nel secondo caso, invece, è stato il braccio destro di Giovanni Mazzacurati, Federico Sutto, a parlare di un paio di buste con all'interno i soldi consegnate a Orsoni nel corso del 2010.

I CONTRIBUTI "IN BIANCO" - Gli avvocati di Orsoni, Francesco Arata e Carlo Tremolada, hanno passato in rassegna le dichiarazioni rese dal "grande accusatore" Mazzacurati e dal suo collaboratore più stretto, oltre che puntato l'attenzione su alcune intercettazioni telefoniche che dimostrerebbero, secondo loro, che l'ex sindaco era in verità una gatta da pelare per il Cvn: "E' sempre stata una persona indipendente - ha sottolineato Tremolada - lo si evince da varie intercettazioni, ancora prima della questione Arsenale". Sui fondi "in bianco" la linea difensiva è semplice. Orsoni non sapeva nulla: "Il professore accetta solamente di essere aiutato - continua Tremolada - Arrivano i soldi e ne è felice. Questo sa: si tratta di contributi erogate da società legate al Cvn. Francamente che Orsoni abbia in qualche modo saputo di retrocessioni irregolari mi pare un'ipotesi paradossale. In dibattimento non è mai emersa una evidenza diretta di questo, non l'ha detto nessuno. Perché Mazzacurati avrebbe dovuto parlare del suo sistema a Orsoni?".

I CONTRIBUTI "IN NERO" - Orsoni deve rispondere anche dell'accusa di aver ricevuto 3 buste di contanti nel suo studio per un totale di 250mila euro. A dichiararlo è Federico Sutto, collaboratore di Mazzacurati: "Noi siamo convinti che le loro affermazioni siano del tutto false - è stato sottolineato in aula - Mazzacurati usa il Consorzio come un bancomat e quando gli fa comodo si prende gioco dell'autorità giudiziaria. A nostro avviso sono due i moventi che inducono Mazzacurati ad attaccare Orsoni. Il rancore per la vicenda dell'Arsenale (i rapporti tra i due si incrinano definitivamente, ndr), con l'obiettivo di vendicarsi di chi non è asservito, e poi per giustificare parte delle risorse in nero trattenute da lui. Mazzacurati - continua Tremolada - a un certo punto dice a Baita 'portami 80mila euro che sta finendo la campagna elettorale di Orsoni', ma proprio ora sono arrivati i contributi in bianco. L'ex sindaco non aveva più bisogno di soldi. Baita porta a Mazzacurati 50mila euro e deve giustificare la sparizione. 'Li ho dati a Orsoni', ha detto". Secondo la difesa di Orsoni, dunque, l'ex sindaco sarebbe stato vittima dell'avidità e della vendicatività dell'ex capo del Cvn. 

"SUTTO HA PARLATO PER CONVENIENZA" - Secondo la difesa i tempi non corrispondono: "Le intercettazioni tra Mazzacurati e Orsoni mostrano solo incontri istituzionali, non si parla mai di soldi - dichiarano gli avvocati - E quando avrebbe detto a Sutto di darsi da fare con il conseguente utilizzo di soldi in nero, Orsoni doveva ancora candidarsi. Chiaro che il problema sta nelle dichiarazioni dell'ex collaboratore di Mazzacurati. Quest'ultimo ha parlato solo dopo che la trattativa con la procura per il patteggiamento stava prendendo una brutta piega. Per 5 mesi sta zitto. Il 16 ottobre è ancora ai domiciliari e parla il 23 ottobre. Il 5 novembre gli vengono revocati. Si è fatto interrogare quando ha capito che il sistema era finito". L'avvocato Francesco Arata ha indugiato anche sulla figura del sindaco Orsoni: "L'idea che l'ex sindaco si faccia il tramite di questi giri urta contro la logica e il suo personaggio - ha spiegato - Ci sono già i tramiti e i canali per qualcosa di illecito. La scelta di indicare Orsoni è sta mirata e voluta. E' un balletto dei soldi neri che denota una costruzione artefatta. L'abbiamo avvertito tutti".

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