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Matteoli allontana da sé le accuse: "In Aula sentite solo ipotesi, ma mancano i fatti"

Mercoledì giorno dell'arringa dell'avvocato dell'ex ministro, accusato di aver intascato tangenti nell'ambito del caso Mose: "Ma se ci sono state le mazzette, i soldi dove sono?"

All'attacco delle dichiarazioni dell'ex presidente del Consorzio Venezia Nuova, Giovanni Mazzacurati. All'attacco delle "sole ipotesi, quando qui mancano i fatti". Mercoledì mattina è il giorno dell'arringa difensiva dell'avvocato difensore dell'ex ministro delle Infrastrutture, Altero Matteoli, presente in aula a fianco del suo legale, Francesco Compagna. L'ex membro del governo Berlusconi è imputato per corruzione e accusato di aver intascato tangenti tra il 2008 e il 2009 nell'ordine di 400 o 500mila euro dall'ex presidente del Consorzio Venezia Nuova per oliare i finanziamenti del Cipe per la grande opera e per la partita delle bonifiche di Porto Marghera.

"I SOLDI DOVE SONO?" - "Se l'accusa è di avere intascato delle tangenti - ha sottolineato l'avvocato - i soldi lasciano traccia. Non è stato trovato nulla. Allora dove sono? Non c'è nemmeno un parente che ha un'attività. Nessun conto strano. Abbiamo consegnato tutta la documentazione. I fatti dove sono?".

"DICHIARAZIONI INATTENDIBILI DI MAZZACURATI" - Nel mirino le dichiarazioni rese da Mazzacurati durante l'interrogatorio per rogatoria negli Stati Uniti: "Frasi inattendibili - sottolinea il legale - Gli accertamenti della guardia di finanza hanno avuto esito negativo. Non esistono né incontro al ristorante vicino a palazzo Chigi, non ci sono case a Lucca. Nulla". Poi la lettura di alcuni stralci del verbale di quell'interrogatorio: "Quando la salute di Mazzacurati si affievolisce - sottolinea - prima dichiara che avrebbe dato i soldi a Matteoli nel 2013, poi nel 1993. Poi si ricontraddice. Alla fine dice ai magistrati che se volevano potevano 'buttare pure via le sue risposte'".

IL RUOLO DI BAITA - In questo senso entrano in gioco gli interrogatori di Piergiorgio Baita: "E' lui che fa da interprete delle affermazioni dell'ingegnere - continua Compagna - E' stato lui, secondo le dichiarazioni di Mazzacurati, a formare un sodalizio che dura per 15 anni. Matteoli non c'entra, allora non conosceva nemmeno l'ex presidente del Consorzio Venezia Nuova, lo si evince dalle agende dell'ex capo del Cvn. Quando nel novembre 2000 arrivano 100 milioni per il Mose, i due non hanno mai avuto rapporti. Matteoli, a parte l'imprenditore Erasmo Cinque, non conosce nessuno dei coinvolti nell'inchiesta. Baita ora scrive libri e viene intervistato da Report, viene trattato come un santone. Non vorrei che passasse il concetto per cui chi presenta dichiarazioni accusatorie ottiene l'impunità. In questa aula abbiamo sentito solo ipotesi, ma di fatti non ce ne sono. I soldi non sono stati trovati e nemmeno testimoni. Manca l'ultimo passaggio della corruzione, ma - conclude l'avvocato - è proprio questa l'unica cosa che conta".

I RAPPORTI CON ERASMO CINQUE - L'arringa ha cercato di smontare le dichiarazioni di Baita sulla sorta di "patto di ferro" tra l'imprenditore della Socostramo Erasmo Cinque e l'ex ministro, accomunati dalla militanza in Alleanza Nazionale. "Le date non coincidono - ha dichiarato - in verità siamo di fronte a un patto imprenditoriale tra Baita e Cinque che dura per 15 anni, dal 1998. Quando Matteoli non era ministro. Di più: la Socostramo è entrata nel Consorzio Venezia Nuova già nel 2000, anche se il passaggio fu formalizzato nel 2004. Non certo su spinta di Matteoli, che non aveva nemmeno competenze sull'affidamento dei lavori di marginamento a Porto Marghera. Fu deciso prima, anche per disinnescare una procedura di infrazione dell'Unione Europea. Gli interventi furono dati al Magistrato alle acque, con concessionario il Consorzio Venezia Nuova". Le dichiarazioni di Mazzacurati e Baita in questo senso vengono bollate come "falsità": "Com'è possibile che Baita e Cinque, che sono sempre sodali, in 15 anni non abbiano mai incontrato Matteoli insieme? - continua Compagna - Il rapporto tra il mio assistito e Cinque inizia nel 2008, ma Cinque non ottiene lavori. Nulla. Parlano solo di politica e di partito. Perché quando Cinque litiga con Mazzacurati, lo si legge nelle intercettazioni, dichiara poi 'di avergli risolto i problemi in questi 15 anni' e non sottolinea di essere il referente di Matteoli? Semplicemente perché non lo è".

I DOCUMENTI ALLA CORTE DEI CONTI E A BERLUSCONI - La procura ha puntato il dito anche su due documenti firmati dall'ex membro del governo Berlusconi. Uno rivolto proprio all'ex presidente del Consiglio e l'altro alla Corte dei conti, per sottolineare l'importanza dell Mose e assicurarsi che ci siano fondi: "Lo fa su input interni del ministero, non per soldi o altro - afferma l'avvocato - Dopo due anni che il presidente del Magistrato alle acque contatta il suo capo di gabinetto. A un certo punto quest'ultimo scrive un documento rassicurando sui fondi, con la firma di Matteoli. Niente di più. Ci troviamo di fronte a accuse basate su fatti mai accaduti, come l'incontro in un ristorante romano - conclude il legale - come i soldi che Mazzacurati avrebbe dato a Matteoli. Come i rapporti intercorsi tra chi accusa e chi si deve difendere. Che sono inesistenti".

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