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Foto Facebook - Vanilla Club

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Il titolare del Vanilla all'attacco: "Contro di me un processo sommario. Non so se riaprirò"

Luciano Pareschi ritiene incomprensibile la decisione del questore di chiudere il locale per 15 giorni dopo la violenta aggressione subita da Daniele Bariletti: "C'era anche la polizia"

"Abbiamo fatto da capro espiatorio, non ho potuto difendermi dalle accuse mosse al locale". Si sfoga Luciano Pareschi, titolare del Vanilla Club di Jesolo, che mercoledì ha convocato una conferenza stampa per raccontare la sua versione dei fatti accaduti nella notte tra il 14 e il 15 agosto. Un ragazzo di 24 anni, Daniele Bariletti, era finito all'ospedale dopo essere stato preso a pugni da un altro degli ospiti della discoteca. Nei giorni successivi il questore ha decretato la chiusura del Vanilla per 15 giorni rilevando delle mancanze da parte della gestione del locale.

"Nulla al di fuori dell’ottemperanza delle regole"

"Noi proprietari possiamo decidere il tipo di musica da programmare o quali bibite servire - ha detto - ma non possiamo intervenire nella questione sicurezza che viene demandata a società con il patentino prefettizio, coma da protocollo con la prefettura di Venezia. La nostra agenzia è la Top Secret e gestisce eventi importanti come Miss Italia, la Biennale di Venezia, il circuito di Misano: quella notte c'erano ben 14 addetti alla sicurezza. E assicuro che nessun atto dovuto è mancato da parte del Vanilla”.

"C'era anche la polizia"

Pareschi, al contrario di quanto detto dal questore, afferma che il tutto è avvenuto alla presenza della polizia. “Quella sera mio figlio Richard, che gestisce il Vanilla, mi ha chiamato perché si era accorto che nel locale vi erano circa una ventina di ragazzi di etnia rom molto attivi. Per evitare che nascessero spiacevoli situazioni abbiamo allertato il 113 che ha inviato due pattuglie. L’aggressione è quindi avvenuta mentre tutti noi, polizia inclusa, eravamo nel locale. Quando io e mio figlio Richard abbiamo accompagnato gli agenti all’uscita siamo venuti a sapere dell’incidente avvenuto nel frattempo. Ed è proprio in quel momento che vi è stata una mancanza da parte della sicurezza: non hanno chiamato subito né l’ambulanza né la polizia che sarebbe intervenuta immediatamente”.

"Una decisione che penalizza l'economia"

Secondo il titolare la chiusura "penalizza tutta l’industria del divertimento del Veneto. Non solo: al danno economico si sono aggiunte in queste giornate violenze e danni, materiali e suoi social, ai danni del Vanilla e dell’intero suo staff. Biciclette bruciate e offese pesanti sulle pagine Facebook della struttura e di alcuni suoi dipendenti. Ora rimango chiuso, ma sinceramente non so se riaprirò. Ritengo ci sia stato un processo sommario al sottoscritto senza nemmeno la possibilità di potermi difendere. Nessuno è venuto a chiedermi cosa fosse successo. Il questore, incalzato dai media, ha dovuto consegnare un capro espiatorio. Noi faremo sicuramente ricorso e siamo certi che vinceremo al Tar, portando avanti anche una causa all’agenzia e tutto quello che c’è da fare: però rimane il danno economico pari a circa 300 mila euro oltre i costi che continuiamo a sostenere".

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