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Ca' Farsetti, archivio

Ca' Farsetti, archivio

Rientro al Comune dei dipendenti «non giustificato». Attacco dei sindacati

Le sigle Fp Cgil, Csa e Uil Fpl: «Non risultano nuove e indifferibili attività da svolgere in sede. Lo smart working ora funziona». E c'è l'annuncio del ricorso al prefetto

Apprendono che alcuni dei dipendenti, lunedì 4 maggio, sono stati richiamati in servizio in sede e passano all'attacco. In una lettera, i sindacalisti Daniele Giordano Cgil, Sergio Berti Csa e Mario Ragno Uil, fanno sapere che «il rientro al Comune di Venezia non è giustificato da nuove e indifferibili attività da svolgere, ancora più dopo le difficoltà iniziali affrontate per far funzionare i progetti di smart working, che oggi stanno procedendo».

Il telelavoro

I rappresentanti spiegano di aver chiesto un incontro, il 30 aprile scorso, al Comune, dando disponibilità anche sabato e domenica, senza aver ricevuto riscontro. «Perché - chiedono - esporre a rischi per la salute lavoratori e utenti negli uffici, quando le attività possono ancora essere svolte da remoto?». Il telelavoro è ancora la modalità privilegiata di svolgimento delle attività, laddove è possibile, secondo il nuovo dpcm valido dal 4 maggio. C'è inoltre ancora una riduzione importante dei mezzi del trasporto pubblico locale, che rende tutto più difficile.

L'infortunio

«Occorre ricordare - scrivono le sigle - che il contagio da Covid-19 è infortunio e che, come tale, determina un potenziale profilo di responsabilità penale per il datore di lavoro che non adotta misure di precauzione idonee, anche “in itinere”, cioè lungo il tragitto. Ci risulta - affermano - che l’Amministrazione non abbia avuto confronto con i rappresentanti per la sicurezza». Per questo chiedono ai lavoratori di «segnalare quanto accadrà lunedì 4 maggio: dalle mascherine alle distanze di sicurezza, dalla disinfezione delle postazioni alla presenza dei disinfettanti agli accessi», senza escludere «un ricorso al prefetto e alle autorità competenti a tutela della salute dei lavoratori e dell’intera cittadinanza».

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