Domenica, 16 Maggio 2021
Cronaca Marghera / Via dei Petroli

Rubano benzina e minacciano i dirigenti: 10 indagati a Marghera

La banda, formata da dipendenti della società, sottraeva enormi quantità di carburante e poi lo rivendeva a prezzi di favore a benzinai e officine

Una banda perfettamente organizzata, che per anni ha saccheggiato i depositi di carburante di una società di Marghera controllata da Eni, è stata smantellata alle prime luci dell'alba di mercoledì dagli agenti della Digos. Dieci le ordinanze di custodia cautelare eseguite dalle forze dell'ordine, cinque in carcere, quattro agli arresti domiciliari e una di obbligo di dimora. La maggior parte dei fermati erano dipendenti della stessa ditta. Altre 14 persone sono state denunciate con l'accusa di ricettazione del combustibile.

LETTERE INCENDIARIE – Le indagini sono iniziate nel gennaio del 2011, quando ai dirigenti della società di Marghera sono state recapitate alcune lettere anonime con all'interno polvere pirica che hanno preso fuoco non appena sono state aperte. Già in passato i dirigenti della società erano stati oggetto di minacce di morte ed erano quindi considerati “elementi sensibili”. Del caso si occuparono gli artificieri, che sequestrarono le lettere e iniziarono le analisi, poi l'indagine venne passata alla Digos, in quanto si temeva che si potesse trattare di un caso di minacce a sfondo politico. La realtà, però, era ben diversa: le lettere erano infatti destinate a dirigenti, ingegneri e responsabili tecnici che in quel periodo stavano incrementando le misure di sicurezza nello stabilimento di Marghera, installando sbarre aggiuntive e sistemi di videosorveglianza. Un grosso problema per la "banda del carburante". Una delle persone finite nel mirino, sfruttando la sua posizione di sindacalista, secondo gli investigatori era riuscita per mesi a ostacolare il progetto di ammodernamento dei sistemi di sicurezza. Dove non riusciva ad arrivare grazie al suo incarico scattavano le lettere minatorie.

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BANDA ORGANIZZATA – Le indagini, partite come detto dalle lettere incendiarie, sono arrivate presto a escludere piste ideologiche, portando alla luce una banda di dipendenti infedeli che rubava sistematicamente migliaia di litri di carburante dai depositi della società. Tra gennaio 2011 e marzo 2012, in poco più di un anno, il gruppo criminale sarebbe riuscito a sottrarre oltre 650mila litri di benzina. La banda era formata da dipendenti dell'azienda e autotrasportatori addetti al carico e scarico delle autocisterne. Il carburante rubato veniva poi rivenduto a prezzi stracciati a distributori di benzina, autorimesse, officine e campi volo. I furti avvenivano principalmente di notte. Uno dei dipendenti, infatti, utilizzava il suo badge per aprire i cancelli e far entrare l'autocisterna, poi veniva disattivato il sistema elettronico di caricamento del carburante e si procedeva manualmente, versando 40mila litri di benzina alla volta. Alla fine veniva reinserito il meccanismo informatico, in maniera da non lasciare traccia delle operazioni. In alternativa i dipendenti caricavano 30mila litri con il sistema automatico, lo disabilitavano e quindi riempivano le cisterne con altri 10mila litri che risultavano quindi non registrati. Un ultimo metodo per sottrarre carburante era quello di utilizzare una valvola di strozzatura che permetteva di alterare il quantitativo di benzina caricato nelle cisterne. Proprio una di queste valvole è stata recuperata dalle forze dell'ordine durante le perquisizioni. I ladri riuscivano a trafugare quantità così elevate di benzina perché lo stabilimento “saccheggiato”, uno dei più importanti del Veneto, movimenta ogni anno quantità enormi di carburante (circa 3,5 milioni di tonnellate).

LE INDAGINI – La svolta il 13 marzo 2012, quando una delle autobotti con il carburante rubato è stata fermata dalla polizia stradale di Mestre su segnalazione della Digos. I controlli hanno accertato che il camion aveva un carico di 40.100 litri di carburante non registrato. Del caso si è interessata anche  la guardia di finanza. Altro elemento fondamentale per le indagini è stato un episodio avvenuto il 12 febbraio 2012, quando uno degli autotrasportatori dell'azienda, colpevole di aver “parlato troppo”, è stato brutalmente picchiato dai membri della banda. Per l'occasione i delinquenti hanno ingaggiato persino un pugile dilettante, contattato grazie alla mediazione di un odontotecnico mestrino. Il pestaggio ha lasciato l'uomo in gravi condizioni e senza portafoglio, ma il tentativo di simulare l'aggressione punitiva per una rapina non ha ingannato gli investigatori. Per scoprire i responsabili è stata fondamentale una telefonata minatoria anonima ai dirigenti della società di Marghera: la chiamata era stata effettuata da una cabina telefonica, ma era stata utilizzata una scheda prepagata che, rinvenuta dalla Digos, ha rivelato numerose telefonate ai membri della banda. Gli accertamenti ora si estendono anche nel Trevigiano e Padovano, dove sembra ci fossero altri imprenditori che “beneficiavano” dei prezzi stracciati con cui i delinquenti rivendevano il carburante.

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