Cronaca

Trovato e restituito un dipinto Fumiani rubato nel 1972

Era scomparso da quasi 50 anni, rubato nel Padovano. I carabinieri lo hanno intercettato in una casa d'aste piemontese

"La morte di Epaminonda”, di Fumiani

I carabinieri del nucleo tutela patrimonio culturale di Venezia hanno recuperato e restituito al legittimo proprietario un dipinto, olio su tela, raffigurante “La morte di Epaminonda”, di Fumiani (Venezia 1640 – 1710), rubato in un'abitazione a Casalserugo (Padova) il 27 dicembre 1972. Dopo il furto e la ricettazione, il dipinto era stato oggetto di svariati passaggi di proprietà, a partire dal 1985, che hanno interessato varie regioni italiane fino all’ottobre 2020, quando l’opera è stata individuata all’incanto dalla sezione elaborazione dati del comando carabinieri TPC di Roma, grazie alla comparazione delle immagini contenute nella banca dati, il più grande database di opere d’arte rubate al mondo.

Le indagini hanno permesso di ricostruire i vari “passaggi” dell’opera. Prima di arrivare in asta, il dipinto era stato oggetto di vendita tra antiquari lombardi e veneti. Nel 1986 l’opera era stata recensita dalla rivista "Padova e il suo territorio", dove veniva presentata con la stessa attribuzione, ma una diversa interpretazione iconografica “Menelao Re di Sparta curato dal medico Macaone”, come narrato nel IV libro dell’Iliade. Nel dicembre 2020, i militari dello speciale reparto dell’Arma hanno quindi sequestrato l’opera presso una casa d’aste piemontese, che l'aveva messa in vendita con una base d’asta di 8.500 euro. Il dipinto recuperato ha un valore commerciale stimabile in oltre 20mila euro e nei giorni scorsi è stato restituito al proprietario.

Il bilancio del 2020

Nell'ultimo anno, i militari del nucleo Tpc di Venezia hanno denunciato 52 persone, recuperato 166 beni culturali di cui 111 tra libri e documenti e 55 reperti archeologici e sequestrato opere false per due milioni di euro. Sono state anche incrementate le ispezioni in archivi, biblioteche e museo del 6,3 per cento e nelle aree archeologiche del 7,4 per cento, per un totale di 87 attività ispettive portate a termine. La Banca Dati dei beni culturali illecitamente sottratti gestita dal comando generale del nucleo TPC ha rivestito un ruolo fondamentale proprio nelle attività preventive, per il censimento dei siti, la documentazione delle attività e l’inserimento dei rilievi fotografici delle opere d’arte. Quest’ultimo elemento ha visto l’aumento del 8,5% degli accertamenti rispetto all’anno precedente.

Tra le indagini più significative condotte dal nucleo di Venezia, la denuncia di persone che rubavano sculture lapidee presso alcune ville sparse nel territorio veneto; il recupero all’estero di opere d’arte illecitamente esportate dall’Italia, messe in vendita da parte di note case d’asta; il contrasto agli abusi sui beni monumentali sottoposti ai vincoli di specie, il sequestro di strutture sorte in violazione al vincolo paesaggistico. Numerose sono state le riconsegne di beni sottratti. Il 4 novembre 2020 è stata restituita all’Archivio di Stato di Venezia una pergamena, manoscritta e miniata dell’anno 1362, raffigurante “la promissione del Doge Andrea Dandolo”, opera asportata il 1° novembre 1949 dalla sala diplomatica Regina Margherita dell’Archivio di Stato di Venezia.

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