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Don Giacomo Pavanello

Don Giacomo Pavanello

La "parabola" di don Giacomo: dalla chiesa di Arino ad agente speciale per conto del Papa

Il prete 35enne dal seminario di Padova e gli "esordi" a Dolo è diventato "missionario della misericordia" per conto del Pontefice durante il Giubileo: "Mi competono i peccati più gravi"

"Confessioni incredibili. Il più delle volte dagli occhi di chi avevo di fronte scendevano lacrime. Li ho visti arrivare con lo sguardo basso e la schiena curva. Si sono alzati commossi. Leggeri. Liberi da macigni che pesavano sull'anima". Parola di don Giacomo Pavanello, sacerdote 35enne che dagli "esordi" alla parrocchia di Arino di Dolo e dagli studi al seminario di Padova nel giro di dieci anni è diventato un "agente speciale" per conto del Papa. Per la precisione un "missionario della Misericordia", al pari di altri 1.147 prelati al mondo. Un piccolo esercito che ha l'obiettivo di mostrare durante il Giubileo il "volto della sollecitudine materna della Chiesa" (come scritto dal Papa nella bolla di indizione del Giubileo), che non è altro che la misericordia. "Il Pontefice ci ha chiesto di essere il volto concreto, il nome e cognome, della misericordia della Chiesa - racconta don Giacomo - è stata una gioia ricevere questo incarico, importante e gravoso allo stesso tempo". 

Si tratta di una novità assoluta per il mondo ecclesiastico. Una nomina ufficiale pontificia che permette ai "missionari" di assolvere determinati gravi tipologie di peccato di solito di competenza solo della Santa Sede (su cui quindi parroci o vescovi non possono nulla). "In questi mesi ho girato l'Italia e conosciuto moltissima gente - spiega don Giacomo - anche perché abbiamo una funzione di evangelizzazione. Dobbiamo essere testimoni della misericordia per far crescere la consapevolezza nel popolo di Dio che quest'ultima è il tratto costitutivo del Signore". Tradotto: le visite di don Giacomo, uno dei responsabili dell'associazione internazionale Nuovi Orizzonti, il quale ha condiviso questa esperienza con altri quattro "colleghi" appartenenti alla stessa realtà, si sono svolte anche nei seminari e nelle chiese. Oltre che per strada naturalmente, dove da sempre il sacerdote è stato abituato ad agire. Fin da quando prese i voti a Roma nel 2009. "Con Nuovi Orizzonti ci prendiamo cura degli ultimi o di persone che provengono da situazioni estreme di peccato. La differenza radicale è che ora si agisce a titolo del Papa, e ciò ha il suo peso", sottolinea.

Le chiamate sono state tante: dagli inviti di preti o vescovi a conoscenza di situazioni complicate, a chi ha invece tentato di mettersi in contatto in autonomia con qualche missionario, consapevole che al termine dell'anno giubilare non ce ne sarebbe più stata occasione: "Sono tutte storie molto pesanti - spiega don Giacomo, impegnato ad Arino tra il 2003 e il 2005 - di gente che si è tenuta dentro tutto per 20 o 30 anni. Di gente trasformata dopo la confessione. Di gente che non ce la faceva più. E' qui che ho scoperto quanto possa essere forte la misericordia, che ti restituisce la dignità che hai perduto. E' un percorso di rinascita". I gravi peccati su cui i missionari hanno competenza sono: la profanazione di specie eucaristiche (come nel caso di sette o simili), la violenza al sommo Pontefice, l'assoluzione del complice di sesto comandamento ("Non commettere adulterio", quando un prete compie atti sessuali con un'altra persona e poi la assolve dal peccato) e la violazione del sigillo sacramentale (ossia la rivelazione di elementi di cui si è venuti a conoscenza nell'ambito di una confessione, violando il segreto). 

Peccati che si annidano all'interno della comunità della chiesa e anche all'esterno: "Quando queste persone si sono riuscite finalmente a liberare 'è stata Pasqua' - racconta don Giacomo - Tra i tanti, c'è stato un caso che mi ha particolarmente colpito, l’unico di cui posso rivelare qualcosa, dato che dalla persona in questione mi è stato chiesto di parlarne, per “dare lode a Dio”. Sto parlando di una donna che 25 anni fa non era credente ed era schierata politicamente in ambiti anticlericali. Aveva una sessualità molto esplicita, praticando poi tanti aborti da non ricordarsi nemmeno quanti. A distanza di anni lei fa un sogno che la turba particolarmente, un sogno che la indusse ad entrare in chiesa il giorno seguente. Era in crisi. Durante il sogno otto bambini, tanti quanti presumeva essere gli aborti da lei praticati, le saltellavano intorno e la chiamavano 'mamma'. Uscendo dalla chiesa ha scoperto della nostra esistenza tramite una rivista. Mi ha cercato e trovato. Al termine della confessione abbiamo continuato a parlare e abbiamo scelto gli 8 nomi dei suoi figli che ora sono in cielo. Si teneva dentro tutto da troppo tempo. E' stato un momento molto toccante. Questo tipo di esperienze - conclude don Giacomo, che è anche responsabile della formazione dei futuri sacerdoti in Nuovi Orizzonti - sono servite a chi ne aveva bisogno, certo, ma anche a me. Ho toccato davvero con mano la forza della misericordia". 

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