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Scivolò dalla barca e morì in mare, compagno a processo: "Non le gettò il salvagente"

Il giudice per le indagini preliminari ha disposto il rinvio a giudizio per un 67enne di Cadoneghe, proprietario e al timone dell'unità da diporto da cui la donna era caduta

Dopo oltre due anni e mezzo, si apre il processo al compagno di Donatella Friani, la 49enne di Spinea caduta dalla barca e annegata nelle acque di Chioggia il 24 ottobre del 2014: l'uomo non le avrebbe lanciato alcun salvagente. Accogliendo la richiesta del pubblico ministero, Massimo Michelozzi, titolare del procedimento penale per omicidio colposo, il giudice per le indagini preliminari della Procura di Venezia, Alberto Scaramuzza, ha disposto il rinvio a giudizio per un cittadino di 67 anni, di Cadoneghe, compagno della donna ma anche proprietario e al timone dell'unità da diporto da cui la 49enne di Spinea è tragicamente caduta, scomparendo tra i flutti dell'Adriatico.

L'INCIDENTE NAUTICO. Quella sera la coppia avrebbe cenato a bordo dell'imbarcazione, ormeggiata in una darsena sul fiume Brenta, salvo poi salpare per raggiungere Pellestrina. Un viaggio reso difficile dalle pessime condizioni meteo, con il mare mosso e onde alte due metri. Attorno a mezzanotte, mentre l'imbarcazione si trovava a un miglio e mezzo dalla costa, all'altezza dello stabilimento "Sand Beach" di Sottomarina, la tragedia: Donatella, in un momento in cui le onde erano particolarmente insidiose, per cause mai chiarite del tutto, dal ponte è scivolata in mare. E non è più riemersa. Inutile l'allarme lanciato alla Capitaneria di Porto di Chioggia dal compagno che conduceva la barca, così come i soccorsi: il corpo della donna, annegata, è stato rinvenuto senza vita poche ore dopo.

"NON HA GETTATO IL SALVAGENTE IN MARE". Sconvolti dall'improvvisa perdita, i familiari della vittima, che ha lasciato anche due figli, attraverso la consulente personale Daniela Vivian, si sono rivolti ai legali di Studio 3A: "Fin da subito - spiegano gli avvocati - la famiglia non si è capacitata dell'accaduto, nutrendo forti perplessità sulle operazioni di soccorso messe in atto nell'immediato dal 67enne, il quale ha riferito di aver sentito la compagna chiedere aiuto e di avere puntato i fari dell'imbarcazione per cercare di scorgerla e di recuperarla a bordo, ma senza esito. In particolare, i congiunti si sono chiesti perché non avesse gettato in mare alcun salvagente a cui la donna potesse aggrapparsi".

IL PROCEDIMENTO PENALE PER OMICIDIO COLPOSO. La fase delle indagini preliminari del procedimento penale per omicidio colposo aperto dalla Procura, con l'iscrizione nel registro degli indagati del padovano, si è tuttavia protratta per lunghi mesi, al punto che la sorella della vittima avrebbe anche scritto una missiva al pm per sollecitare una decisione.

LA BARCA NON ERA ASSICURATA. Anche sul fronte civile, però, Studio 3A si è trovato di fronte ad una grave problematica: la barca non era assicurata. La polizza risultava infatti sospesa dal 23 settembre 2014 e a nulla è valso, da parte del proprietario, riattivarla dal 27 ottobre: la compagnia ha ovviamente denegato ogni responsabilità. "Una scoperta che ci ha lasciato di sasso e che ci ha costretti a interfacciarci con il Fondo Vittime della Strada - spiega il presidente di Studio 3A, Ermes Trovò - il cui iter è notoriamente più tortuoso".

RISARCIMENTO RESPINTO DAL FONDO VITTIME DELLA STRADA. Lo stallo del procedimento penale ha fatto il resto perché la compagnia mandataria all'epoca del sinistro per il Veneto del Fondo - che interviene in caso di incidenti con veicoli o natanti non identificati o non assicurati - ha rimandato al mittente le richieste di risarcimento avanzate da Studio 3A, adducendo come motivazione il fatto che le indagini erano ancora aperte e che la dinamica dei fatti e le eventuali responsabilità del conducente dell'imbarcazione non erano acclarate.

IL RINVIO A GIUDIZIO. Ora però la situazione sembra essersi sbloccata: la Procura ha, infatti, ritenuto di rinviare a giudizio il compagno della vittima alla guida dell'imbarcazione, "perché (…) per negligenza, imprudenza e imperizia, per non aver posto in essere manovre idonee a portare l'unità da diporto sul punto di recupero della Friani e per inosservanza delle norme sulla disciplina della navigazione, non avendo gettato in mare in direzione della passeggera, immediatamente dopo la sua caduta, il più vicino salvagente o altro oggetto galleggiante, in particolare per non aver gettato in mare né il salvagente anulare posto alle spalle del sedile di guida, né alcuno dei cavi presenti sulla stessa, cagionava per colpa la morte di Friani Donatella per asfissia meccanica violenta da annegamento". L'udienza preliminare del processo è fissata per venerdì, alle 9.30, alla Cittadella della Giustizia di piazzale Roma a Venezia.

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