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Cronaca Mestre Centro

Viveva nel lusso perché rubava alla sua azienda. Impiegata denunciata

Le Fiamme Gialle fermano una mestrina, responsabile amministrativo di una società. Appropriazione indebita per 1.5 milioni di euro

Faceva la bella vita tra giri in barca, abbigliamento di alta moda e viaggi di lusso, ma a spese dell’impresa per la quale lavorava. Sperperava soldi da New York a Cannes passando per Cortina d’Ampezzo, divertendosi tra ristoranti e sale da gioco, ma ora dovrà vedersela con la doppia accusa di appropriazione indebita e ricettazione. Di più, il suo compagno per "pulire" quei soldi diventati troppo scottanti si divertiva a puntarli nei casinò all'estero. La coppia era convinta di farla franca, finché sulle loro malefatte non ha poggiato gli occhi la guardia di finanza.

A finire sotto la lente d’ingrandimento delle fiamme gialle è stata una donna mestrina di poco meno di sessant'anni che tra il 2010 e il 2013 ha ricoperto l’incarico di responsabile amministrativo di un’azienda operante nel settore delle demolizioni e delle bonifiche ambientali. Sedi un po' in tutta la provincia, con il proprio nucleo principale di commesse e affari tra la laguna e la terraferma mestrina. Certo non si può dire che sia stata una scelta organizzativa oculata: secondo gli accertamenti dei baschi verdi i "furti" dai conti correnti aziendali sarebbero partiti ben prima, ma nessuno se n'era accorto. Del resto la signora era in una posizione di totale controllo delle finanze del gruppo e godeva della fiducia dei dirigenti. Per questo motivo era convinta di farla franca: ripetuti prelievi da migliaia di euro poi cammuffati attraverso diversi escamotage. Dal rimborso spese per viaggi per corsi d'aggiornamento ai bisogni più disparati. Questo tipo di condotta sarebbe partita da prima del 2010, quando la denunciata conquistò una posizione apicale.

I militari del nucleo Polizia tributaria di Venezia hanno denunciato all’autorità giudiziaria anche il marito. Nel corso di una verifica fiscale nei confronti della società, le Fiamme Gialle hanno rilevato numerosi “buchi” nei conti correnti e nel bilancio dell’impresa, che presentava libri e registri con annotazioni di pura fantasia contabile. Le transazioni erano state occultate tramite documentazione fittizia attraverso la falsificazione delle firme su assegni bancari e con la predisposizione di false scritturazioni nella contabilità aziendale.

La donna godeva evidentemente di massima fiducia da parte dei propri datori di lavoro, che hanno mangiato la foglia solo nel 2013. Alcune discrasie nei conti avevano fatto rizzare le antenne ad alcuni responsabili, che attraverso a un'indagine interna erano riusciti a ricostruire parte dei furti della donna, licenziata. Dopodiché è partita anche una disputa sul TFR da pagare alla donna, ma sulla base di una somma sottratta molto inferiore rispetto a quanto poi accertato dalla guardia di finanza, che ha quantificato l’appropriazione indebita in oltre un milione e mezzo di euro. Insomma, dopo anni avevano capito che li stava prosgiugando. Ma non avrebbero pensato neanche loro così tanto.

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