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Prestiti per gioielli e pellicce, 63enne condannata per usura

La donna, veneziana, chiedeva il ritorno dei soldi con un interesse del 120% annuo. Tutto partì dalla denuncia di alcune signore. Assoluzione per estorsione

Nessuna estorsione, ma usura sì. Quella c'è stata. Questa la sentenza del giudice del tribunale che giovedì ha condannato a tre anni e sei mesi R.V., una 63enne di Dorsoduro accusata di avere disposto dei prestiti ad alcune donne per poi chiedere indietro le cifre con un interesse del 10 per cento mensile.

Come riportano i quotidiani locali, le indagini erano partite dalle denunce delle malcapitate, che si erano rivolte alla 63enne, che gestiva alcune casse "peota" al Lido e in centro storico, per ottenere alcune migliaia di euro da spendere per beni non essenziali. Togliersi lo sfizio di una pelliccia o di un gioiello.

Dopodiché, però, veniva loro intimato il pagamento di una somma ben maggiore rispetto a quella che avevano ricevuto. L'accusa di estorsione, secondo il giudice, è invece decaduta, perché il fatto non sussiste. Assolti con formula piena gli altri imputati, tra cui parenti e amici della 63enne.

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