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La protesta sale su San Marco: 5 disoccupate "occupano" la Basilica

Le manifestanti sono ex dipendenti della cooperativa sociale L'Ancora, che fornisce assistenza sanitaria ad anziani e disabili. Con i tagli ai trasferimenti, in 55 hanno perso il posto di lavoro

Dopo l'iniziatriva dei tre operai della Vinyls, che giovedì sono saliti in cima al campanile di San Marco per chiedere il pagamento dei loro stipendi, ora la piazza diventa teatro di una forma di protesta simile. Cinque donne, ex dipendenti della cooperativa sociale L'Ancora, la cui sede lagunare si trova in via Torino a Mestre, hanno simbolicamente "occupato" nel pomeriggio la basilica di San Marco a Venezia per circa un'ora.

 

Le lavoratrici, infatti, dopo essere andate a Ca' Farsetti per esporre le proprie ragioni in Consiglio comunale, hanno raggiunto il ballatoio esterno della Basilica, da dove hanno esposto alcuni striscioni con scritto "No 55 licenziamenti" e "L'assistenza domiciliare non si tocca" per sensibilizzare l'opinione pubblica sulla situazione in cui versano. Il "blitz" verso le 17, a ridosso dell'orario di chiusura. Le manifestanti, tutte italiane, poi sono scese poco prima delle 18. La loro intenzione all'inizio sarebbe stata quella di rimanere lì, poi sono state convinte a desistere, anche grazie all'apporto degli agenti della Digos.

Le cinque manifestanti fanno parte delle 55 donne rimaste senza lavoro dopo la riduzione decisa dal Comune di Venezia delle disponibilità economiche per la cooperativa di cui erano dipendenti. Mancando le risorse necessarie, i loro contratti non sono stati rinnovati. Non potendo più quindi fornire servizi domiciliari ad anziani e disabili.


“L’amministrazione comunale ha sempre seguito con estrema attenzione l’evolversi della situazione rispetto a questo tema dell’occupazione nell’appalto di assistenza domiciliare tutelare - commenta l'assessore alle Politiche sociali Sandro Simionato - tanto che il valore dello stesso appalto, per l’anno in corso, ammonta a dieci milioni e mezzo di euro, cifra sicuramente importante che porta il Comune di Venezia tra quelli che in Italia più investono su servizi di questa natura in rapporto al numero di abitanti. Il Comune, infatti, ha sempre voluto garantire, pur in un clima di difficoltà - continua l'assessore - il mantenimento dei livelli di qualità di servizio offerti alla cittadinanza e la massima occupazione possibile in rapporto alle risorse disponibili. Al fine di evitare al massimo problemi di occupazione per gli operatori, Ca' Farsetti ha lavorato in questi mesi per la chiusura di un possibile contratto di solidarietà e ancora in queste ore, dopo il fallimento delle trattative avviate con gli uffici provinciali competenti, l’amministrazione rimane a disposizione, per quanto di sua competenza e dai limiti imposti dai vincoli di spesa, per favorire la migliore soluzione di questo delicato problema”, conclude Simionato.

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