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Via le Mani da Ca' Sagredo, la città si spacca: "Anche la Tour Eiffel era opera temporanea"

Tra chi gioisce ("erano una bruttura") e chi si dispiace ("belle e messaggio positivo") si lavora per trovare nuova sistemazione all'opera. Pronte petizioni popolari per difenderle

"A me piacciono. Ricordo che anche la Tour Eiffel era una installazione temporanea". A parlare è Monica, una lettrice. Ma come lei anche tanti altri in queste ore stanno esprimendo tutto il loro dispiacere nell'apprendere che le grandi mani che in questo momento avvolgono Ca' Sagredo saranno rimosse. Decisione della Soprintendenza ai beni culturali che, per non costituire un precedente, ha deciso di non permettere più alcuna proroga al posizionamento dell'installazione inaugurata un anno fa in contemporanea alla Biennale d'Arte contemporanea.

Dibattito aperto

Fin dall'inizio l'opera ha fatto discutere, e lo sta facendo tuttora: "Era ora che le togliessero, cosa c'entrano con Venezia?", si chiede un altro lettore. Tra un "campagnoli" e un "siamo isolani, non riusciamo a integrarci" il dibattito continua e verte soprattutto su ciò che deve essere Venezia: qualcosa di immutabile nella sua bellezza incomparabile o qualcosa di aperto alla modernità? Giovanni è netto: "Via loro e tutte le schifezze della Biennale", mentre il cuore della direttrice dell'hotel Ca' Sagredo, Lorenza Lain, travolta dal successo di Support for Ca' Sagredo, concepita a quattro mani con il cugino artista Lorenzo Quinn, non può che sussurrarle di cercare di tenerle in Canal Grande in ogni modo.

La direttrice di Ca' Sagredo: "Potessi ascoltare il mio cuore..." | VIDEO

"Il cuore mi dice di tenerle dove sono"

"E' arrivato il momento - dichiara - mi piacerebbe che rimanessero qui per sempre, perché quelle mani giganti (quelle del figlio di Lorenzo) proteggono Ca' Sagredo, che a sua volta diventano simbolo ed emblema della fragilità di Venezia". Questo dice il cuore, che purtroppo stavolta deve scendere a patti con la ragione: "Bisogna rispettare le norme - continua - il compromesso è sperare che rimangano comunque in città e magari, finché non si trova una soluzione come un museo pubblico, potrebbero rimanere ancora qui".

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Petizioni popolari pronte a partire

Il Comune in questo senso è al lavoro per individuare dove posizionare l'installazione: "Speriamo che le mani trovino casa permanente in questa città, come simbolo di protezione del nostro patrimonio mondiale e del nostro futuro - ha dichiarato Lorenzo Quinn su Facebook - Difendiamo il mondo dai cambiamenti climatici, è la nostra casa". Intanto l'eco della vicenda ha subito travalicato le Alpi e gli oceani: un cittadino francese si è detto pronto a organizzare una petizione popolare per chiedere che le Mani rimangano dove sono, mentre secondo l'agenzia Ansa il Peggy Guggenheim Museum di New York avrebbe sondato il terreno per portarle nella Grande Mela.
 

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Le Mani di Ca' Sagredo, giusto toglierle?



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