Un pomeriggio a Marghera, la nuova piazza di spaccio dell'eroina dei pusher nigeriani

Una ragazza si prepara una dose seduta a terra, in strada, in pieno giorno. I pusher si sono impadroniti dei giardini, le loro vedette controllano la zona in bici. Il racconto di come il mercato dell'eroina negli ultimi mesi si sia spostato da Mestre a Marghera

Via Rizzardi a Marghera

È lunedì, sono le 19. Il sottopasso ciclopedonale della stazione ferroviaria, lato via Ulloa, è semi-deserto, l’aria è irrespirabile. Seduta a terra, appoggiata al muro, vicino ad alcune macchie di sangue c’è una ragazza. Poco più di vent’anni, capelli mori, pantaloncini e t-shirt. Ha tutto l’occorrente: sta preparando una dose di eroina. A pochi metri da lei, una coppia di amici si intrattiene con un uomo di colore in bicicletta che, dopo lo scambio, se ne va pedalando. In un attimo si avvicinano una mamma e la sua bimba, anche loro in sella a una due ruote. Pedalano in fretta, tirano dritto. E, ancora, un ragazzo a piedi, zainetto in spalla, sta tornando dal lavoro. Tira dritto anche lui. Lo fanno tutti, quasi quella ragazza non ci fosse, hanno paura. Ma lei c’è. E quello che sta facendo è «normale». Almeno, lo è diventato per chi quel sottopasso lo conosce e lo frequenta. La giovane, insieme alla coppia di amici, apre una delle porte per raggiungere i binari e, insieme, si siedono sulla scalinata per la dose quotidiana, nascosti ma non troppo.

Giugno 2020: da qualche settimana, dopo il lockdown, Marghera sembra essere diventata la nuova piazza di spaccio dell’eroina per i pusher nigeriani che fino a qualche mese fa i grossi affari li facevano per lo più a Mestre. È della settimana scorsa la denuncia del presidente della municipalità, Gianfranco Bettin, che segnalava la presenza fissa di una decina di spacciatori nigeriani nei giardini di piazza Sant’Antonio e lungo via Rizzardi. «Una gang pericolosissima – l’ha definita Bettin – che si è impadronita di Marghera». Ma è sufficiente trascorrere qualche ora in quella zona per accorgersi che sono molto più di dieci.

Come sono organizzati: pusher, vedette, fornitori

Una decina di loro siede fissa sulle panchine dei giardini. Sono le 19, c’è viavai e dagli sguardi dei passanti traspare rassegnazione. Il fenomeno è talmente radicato che quasi non ci si fa più caso. Dal tram scende un ragazzo di colore, ha una borsa, la consegna ai "colleghi" e riprende il tram dopo cinque minuti. Intorno al parco, davanti alla chiesa, in ogni angolo delle vie limitrofe ci sono giovani nigeriani in bicicletta. Sono le "vedette", coloro che controllano la zona e avvisano i colleghi se notano qualcosa di strano. In pochi minuti se ne contano almeno cinque. Alcuni restano fermi nello stesso punto anche per più di mezz’ora. Altri si muovono continuamente tra piazza Sant’Antonio e via Ulloa. Sono attenti, precisi, organizzati "militarmente" e lavorano in modo gerarchico: ognuno ha il suo ruolo, la sua zona. Riconoscono chi non abita da quelle parti, lo tengono d’occhio compiendo più volte lo stesso giro. Con loro tengono al massimo un paio di dosi nascoste in bocca per evitare l’arresto. I fornitori si riconoscono perché indossano sempre qualcosa di particolare: scarpe rosse o un cappello.

Le denunce dei residenti: «Ultimamente la situazione è peggiorata»

«Dove sono le forze dell’ordine? – si lascia scappare una signora che vive in una delle palazzine che si affacciano alla piazza -. Sopra di noi c’è una base di spaccio, c’è un viavai continuo sulle scale giorno e notte. Ormai si sono impadroniti della piazza ed è sempre peggio». Parole simili a quelle pronunciate dal titolare di un’attività commerciale della vicina via Rizzardi, altra zona scelta dai pusher nigeriani per incontrare i clienti. «Arrivano la mattina presto e spacciano tutto il giorno ma non si può dire niente perché ti minacciano, ti dicono "Ti brucio il locale"», spiega. A pochi metri dalla sua attività, vicino a un negozio che - secondo indiscrezioni - sarebbe un appoggio per la gang, ci sono altri pusher. Un cliente parcheggia l’auto, saluta, compra e se ne va. E, così, uno dopo l’altro. «Speriamo in un intervento come quello fatto a Mestre in passato, c'è bisogno di più presidio e non solo di sera - dicono i residenti -. Ormai è diventata Marghera la base per i nigeriani».

Il questore: «Stiamo potenziando i servizi, non molliamo»

A Mestre, pusher nigeriani ultimamente se ne vedono meno. «Negli ultimi mesi, e lo dimostrano gli arresti fatti, abbiamo presidiato quell’area in maniera importante, cambiando il piano di controllo del territorio e rafforzando i servizi, quindi gli spacciatori hanno cambiato zona – dice il questore di Venezia, Maurizio Masciopinto -. Hanno rimodulato la loro attività sfruttando il momento, ma da parte nostra non c’è stato e non ci sarà alcun allentamento, anzi. Questa è un'area in cui c'è una forte domanda. Stiamo incrementando tutte le attività di prevenzione, sono arrivati agenti di rinforzo alle volanti, il controllo del territorio è stato potenziato. Su questo fronte non molliamo». Parallelamente, sono in corso indagini più approfondite da parte della squadra mobile, come già avvenne negli anni passati (anche alla luce di recenti overdose, come quella di qualche giorno fa a Mestre costata la vita a un 32enne).

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Alle 21, quando sta per calare il buio, alcuni pusher sono ancora in zona, altri se ne sono andati e torneranno più tardi. In via Rizzardi, spunta una pattuglia a piedi della polizia locale. Tre agenti attraversano la strada, passano nel luogo in cui appena pochi minuti prima era avvenuto uno scambio. Non c'è più nessuno. Girano l'angolo e se ne vanno. In lontananza, si intravede la luce blu di una volante. Si comincia.

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