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Domenica, 26 Giugno 2022
Cronaca Marghera / Via delle Industrie

Controlli antimafia alla Fincantieri: "Due aziende finite nel mirino"

Dopo il blitz del 9 gennaio due ditte in subappalto non avrebbero le carte in regola per il rischio infiltrazioni. Il prefetto: "Accertamenti su altre due"

Iniziano a dare i primi frutti i controlli del 9 gennaio scorso nello stabilimento Fincantieri di Porto Marghera. All'epoca intervenirono per passare al setaccio contratti e aziende in subappalto direzione investigativa antimafia, forze dell'ordine e personale dell'Ispettorato del lavoro, sulla base di un accordo anti illegalità stretto in precedenza volto a evitare infiltrazioni mafiose all'interno del colosso cantieristico italiano.

Dopo due mesi, ecco i primi esiti. E' il prefetto Domenico Cuttaia a metterli nero su bianco: "Due piccole imprese attive in subappalto per lo stabilimento sono risultate gravate da precedenti problemi con la certificazione antimafia o comunque da situazioni ritenute incompatibili", dichiara il titolare di Ca' Corner. Accertamenti sarebbero in corso anche su altre due ditte. Per stabilire se abbiano o meno tutte le carte in regola per lavorare per la Fincantieri, che dal canto suo ha fornito la massima collaborazione fin da subito in merito a questo tipo di accertamenti. L'intento, secondo il prefetto, non è solamente di "togliere le mele marce", ma riuscire a fare terra bruciata intorno a loro. "Tra gli operatori del settore - sottolinea - è inevitabile che si sparga la voce che ci sono i controlli. E che questi funzionano".

All'epoca il 9 gennaio scorso parteciparono all'attività una cinquantina tra ispettori e investigatori. Sulla base del "protocollo di legalità" sottoscritto il 22 maggio 2013 tra la Fincantieri e la stessa Prefettura. Una intesa che ha esteso anche al gruppo privato (ma anche a partecipazione pubblica) le misure antimafia impiegate negli appalti pubblici per evitare infiltrazioni criminali.

L'idea di Cuttaia ora è di "esportare" questo modello anche a gruppi e soggetti completamente privati. Per farlo, però, serve la collaborazione dell'intero tessuto economico veneziano. Per questo è stato lanciato un appello anche a Camera di commercio, Anci, Università di Venezia. Insomma, un invito "globale" per stringere le maglie dei controlli antimafia in laguna e mettere in piede un protocollo sperimentale da mettere alla prova sul campo.

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