Niente lavoro né stipendio per gli educatori museali: «Chiediamo un indennizzo»

Operano con partita iva e in queste settimane, senza visitatori né scolaresche, stanno subendo grossi danni economici. Ne ha parlato anche il sindaco Brugnaro: «Vanno aiutati»

Gli educatori museali, che lavorano perlopiù da professionisti con partita iva, stanno vivendo in queste settimane una situazione particolarmente difficile. La chiusura di musei e scuole e l'annullamento delle gite scolastiche, misure decretate per arginare la diffusione del coronavirus, hanno quasi azzerato le possibilità di esercitare il mestiere, e quindi di guadagnarsi da vivere. Spiega Mauro Masiero, educatore museale e guida turistica abilitata: «È una perdita notevole per tutti noi, che lavoriamo nelle istituzioni veneziane in qualità di liberi professionisti: lavorando a partita iva non possiamo beneficiare di alcuna politica di sostegno al reddito, e l’ammanco verificatosi in seguito all’emergenza ha causato un danno non rimborsabile né coperto da tutele».

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Di concerto con il gruppo Mi riconosci? Sono un professionista dei beni culturali, gli educatori museali stanno prendendo delle contromisure con l'obiettivo di ottenere un indennizzo per i danni subiti. Come prima iniziativa, è stato diramato un appello alle autorità competenti per sensibilizzare le istituzioni locali e regionali su questa realtà, ancora poco presa in considerazione, nella speranza di suscitare un confronto significativo e risolutivo. Sul tema è intervenuto anche il sindaco di Venezia, Luigi Brugnaro, che oggi all'agenzia Dire ha detto: «Deve funzionare la cassa integrazione speciale, la cassa degli aiuti speciali, anche per quelle categorie professionali, come le guide turistiche e altre categorie specifiche, che sono partite iva e non hanno nessun tipo di ammortizzatore sociale. Dobbiamo aiutarli per il tempo che serve: 1, 2 o 3 mesi, perché queste persone devono vivere e devono cotinuare a rappresentare il nostro servizio».

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