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Licenziate e riassunte, Fp Cgil: «Educatrici umiliate». Comune: «Era previsto, rientrano»

Risoluzione del contratto per le insegnanti di nidi e materne comunali, con la chiusura delle scuole in zona rossa. Giordano: «Per risparmiare pochi euro». Besio: «Le lavoratrici hanno potuto accedere agli ammortizzatori sociali»

Circa 55 educatrici e insegnanti a tempo determinato licenziate (che verranno riassunte) in Comune, dopo il passaggio in zona rossa e la chiusura delle scuole. Un iter che l'amministrazione, con l'assessore alle Politiche educative Laura Besio, ha spiegato in questi termini: «Nessun licenziamento per le educatrici. Era un accordo tra le parti, ricominceranno mercoledì prossimo con la riapertura delle scuole. Le supplenti sono state assunte con contratto contenente la condizione che contempla la risoluzione automatica dello stesso al venir meno della necessità che ne ha richiesto la stipula, ovvero l'apertura delle scuole. Solo con questa causale ci era possibile assumere nuovo personale - ha detto Besio -. Parlare di licenziamento è falso. Il contratto è stato risolto secondo quanto sottoscritto dalle parti e le lavoratrici interessate possono accedere agli ammortizzatori sociali».

Dura la reazione del sindacato Fp Cgil Venezia. «Una scelta che ha umiliato queste lavoratrici, per risparmiare qualche centinaio di euro. È bene che le famiglie del Comune sappiano quanto sta avvenendo. Il ministero dell’Istruzione, già a novembre, - prosegue Daniele Giordano segretario della categoria - disponeava che: “I contratti già sottoscritti, i cosiddetti posti Covid-19, non devono essere risolti, né nel caso dei docenti né in quello degli operatori scolastici". Il Comune di Venezia ha deciso di non applicare questa indicazione per qualche misero risparmio. Una logica da “usa e getta” che sta determinando un impoverimento dei servizi e un calo costante delle iscrizioni. Le famiglie scelgono di guardare alle scuole statali o paritarie perché capiscono che questi servizi sono gestiti con la calcolatrice e non con l’attenzione che si dovrebbe ai bambini. Si poteva provare a fare una sospensione parziale o a trovare soluzioni ponte che non comportassero il licenziamento ma, purtroppo, da parte di questa giunta non c’è mai ascolto». Per il sindacato quindi non si sarebbe svolta la didattica a distanza. «Le lavoratrici hanno interrotto ogni contatto con i bambini e le famiglie come se fossero scomparse. Sono state figure di riferimento in questi mesi e ora sono nel dimenticatoio per essere ritirate fuori alla riapertura quando torneranno ad essere indispensabili, a causa della carenza grave di organici».

Per l'assessore Besio: «il Comune di Venezia ha profuso un notevole impegno in tempo Covid nel supportare maestre e educatrici per la riapertura delle 45 scuole, assumendo oltre una sessantina di supplenti nonostante le linee guida di riapertura dei servizi all'infanzia sia governative che ministeriali rassicurassero sullo stesso rapporto numerico pre-Covid come sufficiente per riaprire. Far passare una risoluzione come un atto per risparmiare genera inutili allarmismi, soprattutto alla luce del fatto che è già stato comunicato allo stesso personale che sarà riassunto, entro la prossima settimana, con la riapertura delle scuole. Personale, come a tutto quello indeterminato (senza distinzione alcuna), per il quale è stato calendarizzato lo screening per un rientro in piena sicurezza e che resta per noi una priorità, a servizio dei nostri figli e delle nostre famiglie». Dal punto di vista tecnico, l'interruzione lavorativa ha comportato il versamento del trattamento di fine rapporto da parte del datore di lavoro e lo smaltimento delle ferie accumulate dai lavoratori, al pari di una cessazione, seppur coperta dalla cassa integrazione dello Stato. L'ufficio legale sindacale sta verificando se la clausola (di interruzione) presente nel contratto fosse legittima. I consiglieri Monica Sambo, Capogruppo in consiglio comunale del Partito Democratico e Marco Gasparinetti, di Terra e Acqua hanno annunciato un'interrogazione.

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