Venerdì, 22 Ottobre 2021
Cronaca San Donà di Piave

Viene espulso perché clandestino "Ma è italiano, abita a San Donà"

La storia di E.G., 22enne nato a Napoli da genitori serbi. Il suo avvocato: "Lui della Serbia non conosce nulla". Per lo Stato è invece straniero

Lui da certificato sarebbe nato a Secondigliano, nel Comune di Napoli, e da stato di famiglia risiederebbe a San Donà di Piave. Ora, però, si trova in un centro di identificazione ed espulsione di Bari. In attesa di un "vettore" per essere rispedito in Serbia, terra in cui però a quanto dichiara non ci è mai stato. E di cui non saprebbe nemmeno parlare la lingua. Dunque un ragazzo di 22 anni, affetto da disturbi cognitivi, nato in Italia e con carta d'identità rilasciata dal Comune di San Donà di Piave, si troverebbe a mangiare e dormire in una struttura in cui dovrebbero mettere piede solo extracomunitari.

Com'è possibile? Secondo la prefettura di Venezia, il ragazzo sarebbe infatti serbo. Non italiano. E si sarebbe quindi sottratto ai controlli di frontiera: "E.G. ha violato le disposizioni in materia di ingresso e soggiorno in Italia - si legge nel decreto di espulsione - è sprovvisto di permesso di soggiorno o altro titolo autorizzatorio per la permanenza nel territorio nazionale, ed era già stato munito di decreto di espulsione dal prefetto di Venezia il 19 aprile 2013 con ordine del questore di Venezia a lasciare l'Italia entro sette giorni dalla notifica. Al quale non ha ottemperato. Considerato che a suo carico risultano numerosi pregiudizi di natura penale, si decreta l'espulsione dal territorio nazionale del cittadino straniero".

Dall'altra parte della barricata c'è l'avvocata Uljana Gazidede, che dichiara il contrario. Che quel giovane è in verità italiano, o alla peggio apolide (senza patria) e che quindi non può essere espulso. Secondo lei è stato identificato in base a un passaporto che in verità sarebbe della madre, lei sì di nazionalità serba. La vicenda inizia il 25 novembre scorso, quando, a E.G. arriva una notifica: serve presentarsi agli uffici dell'Immigrazione della questura di via Nicolodi a Marghera: "Gli è stato chiesto il permesso di soggiorno, che non aveva. Non sapeva che avrebbe dovuto fare richiesta di cittadinanza al raggiungimento della maggiore età - dichiara la legale - A quel punto è stato deciso per il decreto di espulsione e il trasferimento al Cie di Bari. La sua carta d'identità gli è stata sequestrata. Ma nessuno lo aveva informato di nulla".

Giovedì il giudice di pace di Bari, al termine di una discussione durata circa tre ore, ha convalidato il decreto di espulsione. Quindi secondo normativa il giovane dovrà rimanere almeno trenta giorni nel centro, in attesa di un "vettore idoneo" per essere accompagnato in Serbia: "Ci è stato contestato che i documenti che abbiamo presentato erano semplici fotocopie - sottolinea l'avvocata - Lo stato di nascita è stato rilasciato come copia conforme dal Comune di Napoli, ma per il giudice non è bastato". La legale presenta tutta la documentazione di cui è in possesso per dimostrare che E.G. sia sempre vissuto in Italia, sperando in una sospensione del provvedimento del prefetto di Venezia: "Così potremo chiedere la liberazione - dichiara - Abbiamo un certificato medico in cui si attesta il suo deficit cognitivo, poi c'è il certificato di nascita e lo stato di famiglia del Comune di San Donà, in cui lui si trova nell'elenco assieme a madre, padre e fratello".

E.G. è figlio di due serbi scappati per la guerra nel 1989. Madre analfabeta e padre morto l'anno scorso. Fratello malato. Nessuno quindi gli ha detto che a 18 anni doveva fare richiesta di cittadinanza italiana, visto che avrebbe risieduto nel Belpaese in maniera continuativa (a San Donà dal 2000). Nel mezzo problemi di tossicodipendenza e anche con la giustizia, con una condanna in primo grado per danneggiamenti e stalking. Ora tutto sembrava essere superato. Dal 25 novembre scorso, invece, gli è stato contestato di non aver rispettato le regole di ingresso e di soggiorno in Italia: "Ma come fa ad avere superato clandestinamente la frontiera se è nato qui? - si chiede l'avvocato - Le istituzioni erano tenute a informarlo di quale sarebbe dovuto essere l'iter da seguire per ricevere la cittadinanza. Le autorità serbe - conclude - non lo conoscono. E lui naturalmente non conosce loro".

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