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Eni cerca un partner forte per Versalis, sindacati preoccupati

Incontro tra l'ad del gruppo Descalzi e i rappresentanti dei lavoratori, che temono la possibile irruzione di speculatori. In ballo Porto Marghera

Nessuna cessione totale di Versalis, ma la conferma che il gruppo Eni sta cercando un partner forte che possa affiancarlo nel settore della chimica. Era molto atteso l'incontro di venerdì mattina tra l'amministratore delegato di Eni, Claudio Descalzi, e i sindacati. Durante il faccia a faccia è stata rappresentata a grandi linee la riorganizzazione del gruppo, che ha uno stabilimento di punta a Porto Marghera. Un sito attraversato periodicamente da tensioni e soprattutto dubbi sul suo futuro. 

L'amministratore delegato ha confermato i contatti con fondi internazionali per negoziare la cessione di quote di Versalis. Inoltre è stato rappresentato come il tema della salvaguardia dell'occupazione e dell'attuale piano industriale di Versalis siano per Eni due condizioni indispensabili al fine di scegliere il partner. 

In ogni caso il gruppo manterrà una quota di garanzia in Versalis e, dunque, non si tratterrebbe di una cessione totale della propria società chimica. "Su questo punto abbiamo espresso tutte le nostre perplessità in ordine alle preoccupazioni sulla tenuta della filiera chimica in Italia e sul rischio che una ipotesi di cessione di quote, in una fase caratterizzata dal basso costo del petrolio, possa generare appetiti speculativi - hanno dichiarato i sindacati - Rassicurazioni inoltre sono venute in ordine alle raffinerie di Sannazzaro, Livorno e Taranto, mentre su Gela l'Eni conferma il piano di investimenti già in corso di esecuzione". Eni, secondo i rappresentanti dei lavoratori, avrebbe confermato l'interesse verso la costituzione di un ramo funzionale nell'area “retail” del gas, ancora allo studio e non di imminente realizzazione, mentre sulla riorganizzazione di Saipem manterrà una funzione di garanzia sui futuri livelli occupazionali. 

"Anche su questi punti abbiamo espresso le nostre preocupazioni sull'impatto generale delle decisioni, prese e in itinere, e abbiamo informato Eni che è nostra intenzione chiedere un tavolo di confronto politico con il Governo sulle refluenze possibili che il processo di riorganizzazione dell'Eni può deternminare sull'assetto industriale del Paese e sulla presenza dell'azienda sul territorio - dichiarano all'unisono Emilio Miceli, Angelo Colombini, Paolo Pirani, segretari generali di Filctem-Cgil, Femca-Cisl, Uiltec-Uil - Abbiamo deciso di convocare per il 6 novembre il coordinamento sindacale unitario del gruppo Eni, al fine di produrre una valutazione comune dell'insieme del quadro dirigente delle tre categorie".

"Riteniamo che Eni con questa manovra si tolga in maniera definitiva dalla chimica di base - dichiara Riccardo Colletti, della Filctem Cgil veneziana - e per quanto riguarda la verde, va ricordato che tutti i piani d’investimento fino ad oggi portati avanti non hanno avuto gli esiti previsti nei piani industriali. Da Porto Torres alla raffineria di Porto Marghera e quello che dovrebbe essere fatto sulle aree del veneziano, siamo di fronte ad una realtà di deserto industriale. Ci sono tre domande alle quali Eni deve rispondere. La vendita di Versalis, nel sito di Porto Marghera, è associata alla vendita dei terreni? E se è così, Versalis dove potrebbe sviluppare la chimica prevista sull’area? La seconda domanda: visti tutti i presupposti della cessione degli impianti di Eni ad altre aziende, quali sono gli elementi di garanzia di continuità industriale che Eni assicura per il prossimo futuro? La terza: se Eni vende terreni e progetti sulla chimica verde, chi compra conserva lo stesso orientamento? Il governo italiano vigilerà su questi temi vincolando le società anche se estere? Oppure il governo è intenzionato a “fare cassa” perché Eni gli garantisce liquidità? Porto Marghera è destinata ad assumere un ruolo diverso da quello industriale. Non abbiamo alcun elemento di certezza che questo creerà posti di lavoro".

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