Un cumulo di terra e nessuna targa: l'epilogo per il bombarolo di Vigonovo

Il Comune ha fatto interrare la salma del 63enne di origine slava, Igor Milic, che un mese fa aveva fatto saltare in aria la palazzina in cui viveva, allora si era evitata la strage per miracolo

Nessuna croce, nessuna targa commemorativa (o almeno identificativa), nessun fiore, nessuna lacrima. Solo un cumulo di terra in un lembo nascosto del cimitero di Vigonovo. È così che si è conclusa la parabola di vita del sedicente ingegnere 63enne di origine slovena, Igor Milic, salito alla ribalta dei mezzi di informazione per aver fatto saltare in aria, poco più di un mese fa (lunedì 2 aprile, giorno di mercato), il suo e altri 5 condomini in via 4 novembre a Vigonovo, distruggendo alcuni garage e il tetto della palazzina, composta in tutto da 18 appartamenti.

Di quel folle gesto rimane ora, oltre al forte disagio delle famiglie coinvolte, una sepoltura anonima, fatta di sera, all’insaputa di chiunque. Non merita cordoglio l’animo di una persona che ha messo a rischio la vita di molte persone, con un piano diabolico e premeditato, per una sciocca vendetta verso i vicini, coi quali aveva continui screzi. Nemmeno se alla base vi è la drammatica vicenda di un suicidio: Milic è stato infatti ritrovato con una corda sintetica attorno al collo. Una strage evitata solo per puro miracolo, grazie anche al coraggio e all'intuito di un vigile del fuoco fuori servizio che è riuscito a staccare il quadro della corrente elettrica e a fare allontanare la gente da sotto il palazzo, giusto qualche attimo prima che il tetto scoppiasse.

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L’uomo veniva dalla Slovenia, ma da circa 30 anni risiedeva in Italia. Ora si attende che qualcuno venga a reclamare la salma coperta, da una decina di giorni, da quella misera bara, pagata forzatamente dal Comune assieme alle spese per il trasporto del feretro.

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