Caccia nel bosco di Mestre, dopo le firme l'esposto alla Procura: "Basta spari tra le case"

L'ex consigliere comunale Michele Boato ha denunciato la minaccia per i residenti in prossimità del bosco di Mestre, così come per le famiglie che frequentano il polmone verde

"Basta cacciatori tra le case". Dopo l'appello dell'associazione Lav, che ha denunciato la minaccia all'incolumità delle persone che vivono in prossimità del bosco di Ca' Solaro, l'annoso problema della caccia nel territorio veneto è anche l'oggetto di un esposto alla Procura della Repubblica di Michele Boato, noto ambientalista ed ex consigliere regionale. "La presenza di cacciatori è sempre più pericolosa in queste zone del bosco di Mestre - scrive - frequentate, specie nei fine settimana, da moltissime persone, tra cui famiglie con bambini. Troppo spesso i cacciatori sparano a distanza ravvicinata dalle case".

Spari vicino al maneggio di Dese

Sabato 30 settembre, nel corso di una lezione di equitazione, il titolare del maneggio "Praello" di Dese, dopo una raffica di spari in prossimità del suo circolo ippico, ha trovato una volpe morta, stesa al suolo, in strada. Con ogni probabilità uccisa dai cacciatori per paura che l'animale potesse soffiargli la preda. "Non è la prima volta che i cacciatori sparano vicino al maneggio - aveva commentato Davide Formentello, dirigente della guardie venatorie provinciali - oltre a spaventare gli ospiti, fanno imbizzarrire i cavalli, col rischio che qualche bambino si ferisca seriamente".

Dal 2015 raccolte 4mila firme per lo "stop" alla caccia

"Diverse associazioni naturalistiche - continua Boato - hanno raccolto, dall’agosto 2015, più di 4mile firme per una petizione al sindaco e al presidente della Regione, perché, dato l’evidente pericolosità per gli abitanti e i frequentatori del bosco di Mestre, venga vietata la caccia nell’intera sua area e non solo in alcune porzioni, come avviene attualmente". Anche il consigliere comunale Nicola Pellicani, in numerose interrogazioni, ha chiesto di interdire definitivamente la caccia in questi luoghi, data la difficoltà di controllare l’effettivo rispetto delle distanze di legge da case, sentieri e oasi naturali.

"Risulta che la polizia provinciale passi in quelle zone durante la settimana, - conclude Boato - ma mai nei fine settimana, che sono i giorni più pericolosi per la grande frequentazione del bosco. Ma la situazione della vigilanza è destinata a peggiorare, dato il dimezzamento del numero degli agenti da 50 a 24 e la prospettiva di una ulteriore diminuzione".

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