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Sabato, 21 Maggio 2022
Cronaca

E' scattata l'ora dei rimpatri: espulsi tre connazionali dei presunti terroristi di Rialto

Si tratta di giovani che avrebbero visionato i filmati dello Stato Islamico con gli arrestati e ne avrebbero condiviso i contenuti. Due vivevano a Venezia. Intanto continuano le indagini

L'iter per le loro espulsioni era già stato avviato giovedì scorso, all'indomani del blitz di polizia e carabinieri che ha disarticolato una cellula di matrice jihadista in pieno centro storico a Venezia. Nella giornata di lunedì sono stati riaccompagnati in patria partendo dall'aeroporto di Torino. Si tratta dei 3 cittadini kosovari, residenti in laguna e a Treviso (per un quarto di loro, che abita a Mestre, l'iter è in stand by per motivi amministrativi), che frequentavano gli appartamenti veneziani in cui le forze dell'ordine hanno fatto irruzione. Anche loro visionavano i video dello Stato Islamico e assistevano ai dialoghi in cui si desiderava la morte degli "infedeli". 

AUDIO - L'intercettazione della bomba a Rialto

Per la loro posizione meno preminente all'interno del gruppo di connazionali, si è optato per l'espulsione per motivi di sicurezza. Rimangono comunque indagati. I 3 (J.M., 24enne residente nel sestiere di San Marco, I.H., 21enne di Treviso, e A.B., 22enne domiciliato a Venezia) si sono visti revocare i permessi di soggiorno e sono stati trasferiti nel Centro per rimpatri di Torino. L'accompagnamento alla frontiera si è svolto lunedì mattina nello scalo aeroportuale del capoluogo piemontese. 

Con questi provvedimenti, fa sapere il Viminale, sono 162 le persone gravitanti in ambienti dell'estremismo religioso espulsi con accompagnamento alla frontiera dal gennaio 2015 ad oggi, di cui 30 solo nel corso del 2017. Il blitz nei confronti della cellula kosovara alle 4 di giovedì mattina. I 4 arrestati sono accusati di inneggiare all'Isis e di avere l'intenzione di organizzare un attentato a Rialto. I 3 espulsi avrebbero visionato, insieme a chi è finito in manette, numerosi video di propaganda jihadista, in cui si spiegavano i metodi e tecniche per compiere attentati, condividendone i contenuti sui social. Oltre alla frase in cui si prefigurava l'utilizzo di una "bomba" a Rialto, il gruppo avrebbe parlato più volte del possibile uso di coltelli. Per un'azione ben più semplice da organizzare sul piano logistico. I 4 arrestati, compreso il 17enne, si sono detti estranei a un progetto del genere.

L'INTERCETTAZIONE DELLA BOMBA A RIALTO - AUDIO

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