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"Baby bulli" ricattano due compagni adolescenti: "Pagate o siete finiti"

Tre ragazzi tra i 13 e i 15 anni sono stati denunciati dalla squadra mobile per estorsione continuata. Coinvolgevano le vittime in azioni teppistiche per poi chiedere soldi per il silenzio

Un modus operandi collaudato. Forse già sperimentato in passato. Tre adolescenti, rispettivamente di 13, 14 e 15 anni, residenti nel Miranese sono stati denunciati dalla squadra mobile di Venezia per estorsione continuata. Nonostante l'età avevano capito la potenza dissuasoria del ricatto, e avevano deciso di metterla in pratica per farci dei soldi. Cinquanta euro "a rata", una fortuna per ragazzi di quella età. Tutto inizia a fine maggio, quando si avvicinava la fine dell'anno scolastico. Nel pomeriggio i tre, due immigrati e un italiano, provenienti da famiglie "normali", avvicinano due compagni di classe del 13enne, frequentanti la seconda media. Si parlotta, poi scatta la trappola. Vengono invitati a raggiungere in bicicletta un casolare abbandonato, dove il trio inizia a tirare sassi e a mandare in frantumi i vetri delle finestre. Poi è il turno delle due vittime, convinte a fare lo stesso. Ignari di venire registrate col telefonino, i 13enni imitano i baby bulli, cadendo così nella rete del ricatto.

Il giorno seguente, infatti, vengono avvicinati dal compagno di classe, che spiega loro di essere in possesso di immagini "compromettenti". Se fossero arrivate alla polizia sarebbe scattata una denuncia, per non parlare della reazione dei genitori. Per evitare questo supplizio dovevano pagare 50 euro a testa. I due all'inizio, però, rispediscono al mittente la minaccia, spiegando che erano presenti tutti al "raid". Al che il trio torna alla carica durante le ore di intervallo e inizia a inviare sms: "Pagate o per voi è la fine".

Per chiudere questa storia le vittime decidono di pagare. Poi sarebbe tornato tutto alla normalità. Rubano i soldi dai portafogli dei rispettivi genitori e li consegnano agli estorsori. Ma avevano sbagliato i calcoli. A inizio giugno il trio infatti torna alla carica: volevano altri 50 euro a testa. Impauriti dalla spirale di ricatti in cui si erano cacciati, i 13enni scelgono di pagare di nuovo. Ma stavolta il padre di uno dei due si accorge della mancanza di una banconota dal portafoglio e mette alle strette il figlio. I sospetti c'erano da qualche giorno, vedendo il giovane comportarsi in maniera strana. Tra una lacrima e l'altra salta fuori la verità. Da qui scatta la denuncia in questura e le tre perquisizioni domiciliari di stamattina, disposte dalla procura dei minori di Venezia. Sono stati sequestrati anche i telefonini al cui interno, con ogni probabilità, si trovano le foto e i video frutto di ricatto.

Le vittime avevano comunque salvato le minacce ricevute via sms, fornendo le prove dell'estorsione agli inquirenti, i quali ora indagano su possibili altri casi simili messi in atto dal trio di adolescenti. Secondo i compagni di scuola, infatti, i tre avrebbero instaurato un clima di intimidazione tra i giovani, tra atteggiamenti da bulli in orario scolastico o nel pomeriggio. Emergerebbe anche un caso analogo a quello contestato. Stavolta i video ricattatori sarebbero stati girati vicino a un fienile, dove a finire nel mirino sarebbero stati dei mezzi agricoli.
 

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